Percezione e conoscenza (un esperimento su me stessa)

Mi rendo conto di non potermi fidare delle mie cognizioni.

Che nessuno di noi, in verità, può farlo.

Me ne rendo conto da un fatto vissuto sulla mia pelle e che mi lascia molto da pensare…

Questa storia parla di vaccini.. però, vi prego, non ho nessun interesse ad aprire un dibattito sull’argomento: la cosa non mi ha mai interessata, posizioni troppo radicalizzate che non mi appartengono!

Questa storia inizia quando ero incinta, e proprio allora mia cognata mi racconta di un bambino “diventato artistico dopo il trivalente”. Allora inizio a documentarmi, e decido di non farlo…

Scoppia il caso Lorenzin, io sono combattuta e torno a documentarmi: rapporti AIFA, testimonianze, annotazioni tecniche, dispense universitarie… ed in ogni cosa che leggo ritrovo tracce di un fattore di rischio relativamente alto (non in termini di autismo, ma generalmente in termini di complicanze).

Prenoto la vaccinazione per l’accesso all’asilo e continuo a documentarmi… il mio non è mai stato, in realtà un no categorico. A differenza di altri, non ho verità assolute a cui aggrapparmi ma solo suggestioni. La musica è sempre la stessa.

Si avvicina il tempo della vaccinazione… io ho già deciso di non farla e rinunciare all’asilo.

Però sono una strega, e succedono tutta una serie di coincidenze che non sto qui a raccontare e che mi dicono che è il momento di vaccinare (come prima, i segnali mi avevano fatto aspettare). In cuor mio stranamente sono serena, non ho più paura.

Torno a leggere gli stessi documenti di prima, gli stessi rapporti AIFA, le stesse testimonianze, gli stessi testi e… e dicono una cosa diversa, raccontano un rischio minimo-

Perché?

Perché la mia predisposizione, prima negativa ed ora positiva, mi porta inconsapevolmente a porre attenzione su alcune cose piuttosto che su altre ed a leggere le medesime, oggettive informazioni sotto luci differenze.

E provo tenerezza, compassione, per noi piccoli uomini che ci affanniamo dietro ogni forma di conoscenza senza renderci conto di quanto essa sia filtrata, falsata dalle nostre stesse percezioni…

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Esibizioni

A volte, come in una momentanea sospensiva illuminazione, guardo le mie mani mentre compio qualche gestualità per me abituale… e mi sorprendo di quella naturalezza, quella spontaneità che anni addietro invidiavo negli altri. Io che come un’aliena arrancavo nel tentativo di comportarmi da umana.

Siamo stati sul prato, in una bella mattina di sole, e per un istante l’anima mia mi ha visto: portavo dei jeans e una maglietta bianca… io non li porto mai, i jeans, con le maglie bianche poi.. ricordo che guardavo con invidia quelle coetanee acqua e sapone in jeans e magliettina, consapevole che io no. Io non potevo essere così, io dovevo distinguermi. E probabilmente per questo mi costava tanto ostentare quotidiana normalità: perché non potevo permettermela, non potevo permettermi di apparire uniforme.

Legittimo.

Perché allora la mia diversità era ancora un’intuizione, un groviglio di concetti che erano tutti interni a me e che avevano bisogno di essere ostentati per essere anche solo pallidamente visibili.

Ora.. ora i miei gesti e i miei abiti possono permettersi il lusso di essere banali senza che io senta qualcosa stridere in me. Ora che la mia diversità la guardo negli occhi ogni giorno e mi basta.. se la vedo io, non è più necessario che faccia bella mostra di sé sull’altare delle mie apparenze…

Il senso dell’olfatto

Apro tutte le finestre alla Primavera.

Corre, per le stanze, un odore fresco… se chiudo gli occhi, mi aspetto quasi di ritrovarmi nel giardino della scuola, quando arrivava il bel tempo e convincevamo il professore di filosofia a far lezione all’aperto. E i vestitini leggeri, i primi tentativi di passare la domenica al mare nonostante l’aria un po’ pungente.

Faccio una doccia, bagnoschiuma al cocco… e mi pare di essere stata al mare, di prepararmi in fretta per uscire dopo cena a fare un giro, ricordo quell’orrendo profumo al gusto di caramella che mi piaceva tanto, gli smalti colorati.

Nei ricordi, tutto risplende… allora però ricordo che era solo una perenne attesa, il pregustare di qualcosa di inedito e gioioso che prima o poi tutta questa ritualità avrebbe portato. Sono sempre stata solo di passaggio, in quella vita!

Sedimentazioni

Sedimenta in me la magia, forse piuttosto una questua, di Oestara.

Una celebrazione fatta quasi controvoglia, solo perché quando ho aperto il baule per prendere le decorazioni di Pasqua il mio bambino mi ha chiesto entusiasta se avremmo fatto la “festa del fuoco”,

Una celebrazione in cui ho seminato il mio più ardente desiderio, più che un progetto: trovare la mia strada.

E sedimenta, germoglia in me con le sembianze di consapevolezza.

Sono una strega.

Sono una strega non perchè faccio celebrazioni o rituali, non per i calderoni e gli incantesimi… Sono una strega per come danzo la vita. Sono una strega perché scruto i segni ed a loro mi affido fiduciosa, sono una strega per la delicatezza con cui tocco un fiore e per come vivo nelle mie viscere l’alternarsi delle stagioni, sono una strega per le cose che so e percepisco.

La mia strada, l’ho già trovata… c’era solo troppa nebbia per riconoscerla!

Piccola me

E’ sera.
Marito è uscito. Il topo è sul divano a guardare i cartoni animati. Tolgo i panni dallo stendino che ho già tirato in salone e li piego. Sento una pioggia sottile battere incessante sui vetri delle finestre. Ma noi qui siamo al caldo, siamo al sicuro.
Quando ero ragazzina sognavo il momento in cui mi sarei finalmente fermata a riposare l’anima dal suo girovagare… ecco, piccola me, guarda: stiamo riposando!

 

 

Segni e disegni

Sono sempre stata bravissima interpretare e seguire fiduciosa i segni che mi indicavano la via… è così che ho scelto la specializzazione, ed è anche così che ho concepito mio figlio.

Però a volte è più dura… non perché non riesca ad avere fiducia nella strada che guida i miei passi, quella è incrollabile: è di me che non mi fido. Della mia capacità di interpretarli scevra da paure o speranze tutte personali, scevra da pensieri e pulsioni che potrebbero indurmi in errori di lettura e d’azione…

“Non si gioca col cibo”

C’è della pizza avanzata dall’altra sera… accendo il forno, la scaldo, è deliziosa.. ed è la prima volta…

Di solito, quando avanza della pizza, la prendo dal frigo e la mangio così com’è… arrivo a far così anche con la pasta, che fredda non è esattamente un piatto gourmet!

Non mi sono mai presa veramente cura di me, mi chiedo se io sia poi in grado di farlo… col cibo, poi, la situazione degenera in maniera oscena. Sono lontani gli anni in cui mi piaceva sentir i morsi della fame, in cui giocavo perversamente coi miei limiti.. però.. però il cibo continua ad essere qualcosa di strano, per me. Dopo averlo usato per fini poco nobili, ora è diventato un estraneo, un mero mezzo di sopravvivenza e non uno strumento di cura e di piacere.

Sto provando a migliorarmi in cucina, ma la cosa non mi dà grandissime soddisfazioni… è il mio assetto mentale che dovrebbe cambiare, immagino, la mia interpretazione. O forse dovrei iniziare a trattarlo meglio, prima ancora di trattare meglio me. Onorarlo, come gli stessi Dei avrebbero dovuto insegnarmi a fare…

Dissertazione sull’essere sociale

Non sono mai stata troppo entusiasta dell’asilo, onestamente… penso che i bambini a quell’età hanno bisogno di stare ancora un po’ con la loro mamma… altrimenti non lamentiamoci poi se i ragazzi non hanno senso della casa e della famiglia!
E rimango convinta che serva principalmente per quei genitori che non hanno la voglia o la capacità di farli, i genitori. E qualche episodio, alle riunioni scolastiche, me lo ha confermato…. come la maestra che dice che i grandi mettono in ordine i giochi mentre i piccolini ancora devono imparare e la mamma che commenta “Ah, il mio a casa non mette mai a posto niente”… come la mamma che ringrazia la maestra perchè la figlia è tornata a casa chiedendo uno spazzolino per lavarsi i denti.
Il mio topo non ha ancora 4 anni. Sono quasi 2 anni che lava i denti ogni mattina, ci siamo arrivati pian piano con tanta pazienza ma ora usiamo anche il dentifricio. Ed è da quando sa stare in piedi che mette a posto i giochi… a modo suo, certo, ma lo ha sempre fatto. E non perchè sia speciale lui o sia una supermamma io… semplicemente perchè i figli, caro genitori, se li hai messi al mondo ti armi di pazienza e te li educhi tu, non aspetti che (per quanto bravi) siano degli estranei a farlo al tuo posto così ti trovi comodamente il ragazzino già bello e cresciuto…
E poi c’è questa storia, questo mantra che ripetono tutti… “Ah, è importante per socializzare”… parliamone… cosa intendete voi per socializzare? Mio figlio non ama troppo partecipare alle attività di gruppo e giocare con altri bimbi, però se si trova con altre persone è bravissimo a interagire con chiunque e non ha problemi cavarsela in qualsiasi situazione. Parliamone, perchè se quello che intendiamo è, come credo io, la capacità di stare in società, quella di nuovo spetta ai genitori dargliela.. se intendiamo invece il mero condividere attività con altri, che mi sembra la definizione comune, mi trovo ancora a dissentire. Anche io in generale mi rompo abbondantemente le scatole a stare co altre persone, a meno che non condivida effettivamente con loro interessi o valori… per i bambini dovrebbe essere diverso? Dovrebbero “socializzare” solo perchè hanno la stessa età? Quindi noi trentacinquenni dovremmo essere tutti amici, capisco bene?
Anche la nonna glielo ha detto qualche volta: “Tu devi giocare con tutti i bimbi”… No, per Diana, no! Tu devi giocare con chi ti sta simpatico ed è simile a te… se qualcuno ti sta sulle scatole lo rispetti ma non sei costretto a giocarci solo perchè è più basso del metro di statura!

Hic et nunc

Sono nella sala d’attesa dell’oculista… alzo gli occhi dal mio grosso libro: 570 pagine… è il libro che parla di Rain, della mia meravigliosa terra di Oz. Che parla di me, neanche troppo infondo.

Alzo gli occhi dal mio grosso libro, ho una borsa enorme per portarlo con me, e vedo sedute di fronte, una mamma e una figlia. La ragazzina avrà una decina d’anni, forse meno. Sono sedute, una accanto all’altra, ciascuna col suo telefonino a massaggiare con chissà chi… non si guardano, non parlano, la scena resta immutata per un’ora e più.

Io, intanto, sono tornata ad Oz sulle ali del mio grosso libro.

Qualcuno, in quella stanza, era decisamente fuori posto… per questo, sono tornata ad Oz!

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