Una parola detta piano

L’altra sera siamo usciti a cena con una coppia di amici… lei, mi piace molto: non è una mia intima amica, però c’è affinità… dirò, è una di quelle pochissime persone con cui sento di poter essere completamente me stessa senza remore, senza maschere, senza difendermi.
Comunque sia, a un certo punto mi ha chiesto quanti anni avessi. Una domanda che mi ha sempre messo in difficoltà. Ma mentre di solito temporeggio, questa volta ovviamente sono stata di disarmante sincerità: “Aspetta.. in che anno siamo?”.
Perchè è vero, e gliel’ho spiegato, che non ho mai saputo rispondere a questa domanda.. un meccanismo mentale strano, il mio, come se non sapessi tenere il passo del tempo che scorre, o non vi dessi peso: ogni volta devo focalizzare l’anno in corso e poi farmi il conto!
Quindi, stavamo ridendo di questa cosa, quando mi sono sentita dirle: “Scusami sai, è che io vivo totalmente in un altro mondo”… boom.. detto così, con semplicità, ad alta voce, come la cosa più naturale, ed è stata una sensazione bellissima di libertà.
Forse qualcosa sta cambiando davvero, forse Rain sta sorgendo…

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Carte in tavola

Non leggo spesso i tarocchi per me stessa.. non ne sento la necessità: di sapere, di chiedere.. e poi penso che la lettura sia sempre un po’ falsata dalle intenzioni personali.
L’altro giorno, però, propizie le energie del periodo, un giro l’ho fatto. Ed il responso, direi era lampante… e rassicurante, direi.
Mi hanno mostrato un passato impregnato sull’incapacità di cambiare e sull’estenuante razionalizzazione, la ricerca sul dominio delle cose.
Mi hanno mostrato un presente di ascolto dell’inconscio, dell’intuizione, dello spirito.. un periodo di propizia discesa nell’oscurità di me stessa e della conoscenza..
E il domani?
Il domani me lo hanno mostrato intriso di consapevolezza interiore e pienezza spirituale, pienezza che rafforza l’animo e la volontà. Ma anche, e questo conoscendomi è naturale e prevedibile, mi hanno mostrato l’assenza di un punto d’arrivo, di un traguardo raggiunto, perchè per me la metà si sposta sempre un tassello più in là…
Un responso che mi ha dato coraggio, tranquillità: forse sono sulla strada giusta, adesso… forse sto tornando a casa, a me…

Vorrei essere, anzi sarei…

Vorrei essere una persona da tisana calda sul comodino, da musica di sottofondo in casa, da essenze profumate… vorrei essere una persona da libro per rilassarsi e creme per il viso… vorrei essere una persona da cioccolata calda e ginnastica al mattino.

Vorrei esserlo.. anzi, lo sarei… però questa vita mi confonde. E’ costante la sensazione di arrancare per starle dietro, senza peraltro riuscirci mai visto che la casa è sempre comunque un po’ sporca, le cose rimaste in sospeso si accumulano nei giorni..  arranco dietro ad una corsa che non riesco a comprendere, che parla una lingua che non è la mia, ed intanto mi ritrovo a sopravvivere come se l’unico obiettivo quotidiano fosse “togliermi il pensiero”, depennare da una lista invisibile del fare che rimango inebetita a guardare…

Quando essere virtuale può rendere più umano

La comunicazione virtuale mutila i rapporti umani, dicono.

Certo, dico io, se viene sostituita ad essi senza dubbio.. ma, come per ogni cosa, esiste anche il buon uso.

Penso alle mamme dell’asilo, penso allo scorso anno, quando me ne stavo in silenzio a scrutare estranea… poi, sono stata inserita nel gruppo whatsapp e ora, beh, non posso dire di essermi integrata perchè mentirei sapendo di mentire (e lo sapreste anche voi) ma succede che ci si saluta per strada, succede che davanti scuola qualche mamma scendendo o salendo dall’auto mi chiami addirittura per farmi un saluto, succede che due mamme stanno parlando fra loro di qualcosa inerenti alla scuola e qualcuna direttamente mi interpella.

Succede perchè quando sei abituata a startene nel tuo mondo, quando fai sempre quella piccola fatica a capire ed adattarti alle regole sociali, scrivere dietro ad uno schermo ti aiuta.. ti aiuta a farti conoscere.. magari risulti anche simpatica, magari capiscono che completamente stupida non sei…

E penso a cosa, se i social fossero esistiti ai tempi della scuola.. penso che forse le cose sarebbero state un pochino diverse, forse non sarei stata quella che “stava un po’ sulle sue”, come mi ha detto successivamente qualcuno, mentre la verità era che ero terrorizzata da quei ragazzini per me alieni.. penso che forse ci saremmo scoperti più simili, forse sarebbe stato più facile trovarsi ed attraversare quel velo fra me e loro.

E poi smetto di pensarci, perchè i forse mi mettono tristezza…

A braci spente

In questi ultimi giorni, prima di togliere l’albero di Natale, l’ho tenuto spento.. una sensazione sottile difficile da descrivere: la sera, vedere il mio gigantesco albero al buio, era come riposarsi da un viaggio.. come il fumo e le braci rimaste dopo i fuochi di Yule (o Natale che dir si voglia).
Una sensazione di quiete, dopo i fasti e le luci dei giorni trascorsi.
Come quella luna nera, capitata proprio a ridosso della chiusura delle feste.. luna nera che ho celebrato, come non facevo da tempo: il cielo silenzioso, la candela accesa, il fumo che usciva denso e acre dal calderone, attraversava le mie mani ed impregnava di sè la stanza. Come a purificare, a rendermi nuova…

Facciamo serata

Non le capisco, non riesco a sentire il loro sentire, quelle mamme che hanno bisogno di allontanare i figli da sè per rilassarsi e svagarsi.

Io non riuscirei mai.. andare a divertirmi lasciando lui parcheggiato da qualche parte, per quanto il luogo possa essere piacevole… ma questo non significa rinunce: lo abbiamo abituato a far tutto con noi, fin da piccolo.. teatro, cinema, concerti, musei.

Mi piace condividere le esperienze con lui, non mi pesa.

Ora, ad esempio, c’è questo giorno della settimana in cui il marito è fuori la sera, ed io ne ho approfittato per fissarlo come giorno di “uscita con l’amica”. Ne approfitto… non amo uscire lasciando il marito a casa, non voglio sacrificare il già scarso tempo  che abbiamo in famiglia.

Comunque sia, c’è questa serata tra amiche…

Ora, probabilmente quasi tutte le mamme (almeno quelle che conosco) lascerebbero – magari anche a ragione – il bimbo dai nonni per svagarsi un po’… beh, non io… lui è molto legato alla mia amica ed usciamo tutti e tre, ce ne andiamo in qualche sala da thè e la serata scorre piacevolissima: facciamo qualche “selfie” perchè a lui diverte tanto, e poi lui se ne sta a giocare tranquillo per i fatti suoi mentre noi abbiamo tutto il tempo di chiacchierare e rilassarci.

E va bene così.. anzi, penso non mi divertirei altrettanto sapendolo parcheggiato dai nonni, per quanto lui possa stare bene e divertirsi anche lì… mi piace che partecipi, che veda cose, conosca persone, sperimenti….

 

Gli occhi sul cammino

Ieri è stata una giornata difficile… è venuto mio fratello, su cui stendiamo un velo pietoso.. nel pomeriggio siamo stati da mia cognata, poi la sera pizza..

Insomma, sono arrivata a sera molto stanca, poi marito era già a letto perchè nel salone avevo gli ospiti che dormivano sul divano.. però… però seguire il cammino mi fa star bene…

Ho fatto addormentare il bambino e poi lì, nel letto, mentre marito guardava la televisione, ho sistemato l’agenda con gli “eventi magici” della prossima settimana, poi ho preso il Libro delle Ombre e recitato le mie preghiere a Ecate Anziana: era il suo giorno, il giorno perfetto… e mi ha fatto stare bene…

Mi fa stare bene essere me stessa, disseminare la mia vita di piccole tracce, tenere gli occhi fissi sul cammino. Mi fa stare bene, soprattutto, scoprire che non c’è più separazione, che i due mondi possono fondersi e coesistere pacificamente come non avrei mai creduto possibile.

 

Biancheggiare

Mi è venuta un po’ di malinconia.. le vacanze stanno finendo, e di nuovo quella sensazione di tempo che scivola tra le mani, di non goderne mai abbastanza. E poi.. e poi gli Dei mi hanno regalato la neve.

Ha fioccato per due giorni.

Anche se a terra non se n’è posata tantissima, ne abbiamo avuta abbastanza per fare un piccolo pupazzo, per giocare a raccoglierla e tirarcela… non ho mai giocato con la neve, la prima volta che l’ho incontrata ero già troppo grande ed il mio cuore era ancora troppo piccolo per farlo.. ma in questi due giorni…in questi due giorni ho avuto la mia neve, i miei giochi, la mia battaglia a palle di neve…

Ieri avevo anche deciso, guardando le energie sull’agenda, di fare una piccola purificazione personale. Ma fra i vari accidenti quotidiani e la famiglia per tutto il giorno non ne ho avuto il tempo.. e ieri sera mi sentivo sporca, arrabbiata anche, delusa da me e dal tempo che non riesco a strappare.

E poi…

E poi il marito era in salone, il bambino nel lettone a guardare i cartoni. Ho preso il mio Libro delle Ombre, il calice, il sale, l’athame.. e lì, proprio lì, ai piedi del letto mentre lui guardava la tv, ho fatto il mio piccolo rituale.

Ed ho compreso.

Pensavo di distrarmi, pensavo di non entrare in profondità coi cartoni in tv, il bambino sul letto, e invece in un attimo si è palesata la magia: ero io, il mio calice alzato, l’acqua che riluceva.. ed ho compreso che so farlo, so muovermi fluidamente fra i mondi senza bisogno di sovrastrutture, e che a bloccarmi è solo la paura di non saperlo fare.

Sono andata a dormire.. ero pulita, ma pulita davvero adesso… nuvole nere si diradano in lontananza. Rain respira…

In che ordine vi vestite?

Sembra una domanda sciocca, ma voi in che ordine vi vestite?

Mi faccio questa domanda perchè mi rendo sempre più conto che il mio modo di farlo, per me perfettamente naturale, non solo non è comune ma lascia molte persone perplesse…

Generalmente, da quello che capisco, si decide prima tutti i capi d’abbigliamento che si vogliono indossare – accessori compresi -, si fanno gli abbinamenti e poi ci si veste…

Ecco… mai fatta una cosa del genere da che mi ricordi!

Io apro il cassetto delle maglie e ne scelgo una.

Poi scelgo i pantaloni in base alla maglia che ho addosso, senza pensare a cosa ci dovrò abbinare poi.

A quel punto metto le scarpe – quasi sempre colorate – cercando di farle star bene coi colori che già indosso.

Poi la borsa, anche qui cercando di incastrarla con gli abbinamenti già fatti.. ed infine cappotto e orecchini…

Insomma, un work in progress che cambia man mano che scelgo il frammento successivo, abbinamenti che si creano man mano e non sempre pensati a tavolino.

Che ne viene fuori?

Non saprei cosa veda la gente dall’esterno… io, mi sento un’esplosione di colori e sfumature, un quadro, un sogno…

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