Quando essere virtuale può rendere più umano

La comunicazione virtuale mutila i rapporti umani, dicono.

Certo, dico io, se viene sostituita ad essi senza dubbio.. ma, come per ogni cosa, esiste anche il buon uso.

Penso alle mamme dell’asilo, penso allo scorso anno, quando me ne stavo in silenzio a scrutare estranea… poi, sono stata inserita nel gruppo whatsapp e ora, beh, non posso dire di essermi integrata perchè mentirei sapendo di mentire (e lo sapreste anche voi) ma succede che ci si saluta per strada, succede che davanti scuola qualche mamma scendendo o salendo dall’auto mi chiami addirittura per farmi un saluto, succede che due mamme stanno parlando fra loro di qualcosa inerenti alla scuola e qualcuna direttamente mi interpella.

Succede perchè quando sei abituata a startene nel tuo mondo, quando fai sempre quella piccola fatica a capire ed adattarti alle regole sociali, scrivere dietro ad uno schermo ti aiuta.. ti aiuta a farti conoscere.. magari risulti anche simpatica, magari capiscono che completamente stupida non sei…

E penso a cosa, se i social fossero esistiti ai tempi della scuola.. penso che forse le cose sarebbero state un pochino diverse, forse non sarei stata quella che “stava un po’ sulle sue”, come mi ha detto successivamente qualcuno, mentre la verità era che ero terrorizzata da quei ragazzini per me alieni.. penso che forse ci saremmo scoperti più simili, forse sarebbe stato più facile trovarsi ed attraversare quel velo fra me e loro.

E poi smetto di pensarci, perchè i forse mi mettono tristezza…

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14 pensieri su “Quando essere virtuale può rendere più umano

      1. Proprio così! Si possono trovare amici con gusti specificatamente simili per parlare al meglio di tante cose altrimenti impossibili con il più delle persone!
        E ci si può anche conoscere dal vivo in certi casi, appena posso mi piace!
        Incontrerei anche te se capitasse l’occasione, poi sarei troppo curiosa di vedere i tuoi outfit colorati 😀
        Anche il mio fidanzato l’ho conosciuto online ^_^

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  1. Alla fine, virtuale o no, un trasmettere è sempre un trasmettere, e chi si veste di verità avverte e recepisce anche una singola virgola di ciò che legge, come se lo stesse ascoltando proprio lì, guardandolo/a negli occhi. Si crea una “magia” nel “virtuale” perché costringe l’andare oltre nelle persone, non conoscendone l’aspetto, e questo oltre, a volte, spiazza, disarma ed affascina. E si sta li, ad aspettare, durante le giornate, di osservare ancora altro, sentendo quel filo sottile che ci lega armonicamente ad altre anime.

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    1. Dipende, credo, dall’uso che si fa del virtuale.. che può essere come per noi arricchimento da portare anche e soprattutto nella vita reale, ma può effettivamente essere per alcuni fonte di straniamento. Per questo credo dovremmo educare i nostri figli al virtuale, al social, magari anche con corsi scolastici

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      1. La vedo difficile, dato che già si dà pochissimo spazio all’informatica nelle scuole dell’obbligo, figuriamoci una educazione di come “vivere” i social. Al momento il compito spetta a noi madri o padri.

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