Appartenere al mare

Il giorno in cui ho capito di appartenere visceralmente al mare, non è stato mentre ero lì, a viverlo ogni giorno come una parte della luce dei miei occhi.
E’ stato quando per qualche anno ne sono stata distante.. e non ne ho sentito la mancanza, giuro: era qualcosa che c’era stato e apparteneva al passato, una porta chiusa.
Finchè un giorno qualcosa, una canzone, un suono, non lo ha risvegliato. Ed ha portato alla mente immagini, sensazioni, emozioni.
E quel giorno, anzi quella notte, che non scorderò mai perchè è stata una rivelazione di consapevolezza, ho sentito dolore. Un vero, fisico, dolore lancinante nel petto, come rendersi conto all’improvviso che l’aria non c’è e annaspare.
Ecco, è così che ho capito di appartenere al mare…

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La mamma di sabbia

Sono al mare, sul bagnasciuga…. giochiamo con le formine a fare sculture di sabbia da distruggere annaffiandole. Sono coperta di sabbia bagnata, praticamente lercia, e so già che stasera me la ritroverò anche nel costume.
Alzo gli occhi, mi guardo intorno… Sono l’unica. Vedo altre mamme: per lo più sono in piedi, a guardare i loro figli… tutt’al più sedute, quasi rannicchiate, su un asciugamano non troppo vicino alla riva.
Non lo so, non capisco…Io un figlio l’ho fatto per questo, è questo che sognavo fin da bambina: giocare, stare insieme, fare cose, essere complici.
Crescerà, avrà le sue cose da fare, e magari, chissà, l’abitudine di questi momenti gli darà la voglia di passare ancora un po’ di tempo con me.
Per ora, non posso fare a meno di chiedermi che lo fai a fare, un figlio, se non per condividere momenti?

Accidia

Accidia. Il mio peccato capitale, se i peccati esistessero.
Non so quando sia cominciata… Quando siano cominciate le lunghe ore sonnolente… Ma è proprio l’accidia che la mia larva risveglia: loro, si sa, si aggrappano alle debolezze!
E così per proteggermi ho bisogno di impegni, giorni pieni, cose da incastrare l’una nell’altra, fretta. Mente, e mani, sempre ingombre.
E poi se capita invece un tempo libero, da riempire a piacimento di leggerezze, eccola che torna: la testa si gonfia, le membra si fanno molli, e voglio solo galleggiare…

La larva

C’è una larva… È già successo in passato e mi sento una stupida a non essermi accorta prima, a non aver colto i segnali.
Fatto sta che fisicamente sono cagionevole già da un po’, e negli ultimi tempi mi sento spesso spossata, spenta, stanca, svogliata.
Come la scorsa volta, e come la scorsa volta appena esco di casa mi riprendo.
E, come la scorsa volta, mio marito ha un esaurimento nervoso… Deve averla scatenata lui, di nuovo…

Provo sollievo, adesso… Adesso che so cosa succede, che posso difendermi.
Mi guardo intorno con sospetto, guardo le pareti, mi sembra quasi di percepirla…

Giorni d’estate

È stata una giornata piena, vissuta, quella di ieri. Una giornata da sentirsi vivi, una giornata d’estate di tanti anni fa.
Siamo stati al mare tutto il giorno, il mare era mosso e ci siamo divertiti con le onde…e poi il cielo si è coperto di nuvole ed il mare con quei riflessi grigi è diventato ancora più bello.
Quando siamo tornati, abbiamo fatto in fretta una doccia e siamo andati a fare la spesa… Il tempo di sistemarla e cambiarci e siamo andati in pizzeria con amici che non vedevamo da un po’.. tavoli in giardino, piccola area giochi per i bambini, chiacchiere meravigliosamente inutili e partita a calcio balilla padri /figli.
Un giorno che sembra durato un’eternità, una vacanza…

E adesso sono qui, a stendere i panni nel silenzio di una mattina d’estate, la mente assorta nel frinire dei grilli, come a riappacificarmi con la mia quiete dopo una buffa ubriacatura…

L’uomo senza sogni

Giorni fa ho fatto un sogno, che mi ha lasciata sgomenta, perduta…
Ero con lui, l’uomo dei sogni, eravamo fidanzati. C’erano altre persone, una specie di punto di raccolta… c’era uno scatolone, e chi vi avesse messo un pacco di pasta si sarebbe proposto volontario per una qualche missione. Io gli dicevo che se lo avesse fatto me ne sarei andata…
Ricordo lui che mette il pacco nello scatolone, io che vado via. Io da sola che gli mando un messaggio, lui che non risponde.

Mi sono svegliata smarrita, svuotata, persa… Nei giorni successivi ho provato a raggiungerlo ma non ci riesco più. È come se se ne fosse andato, per sempre questa volta.
E non riesco a non pensare che questo senso di liberazione, di quiete dell’anima, sia questo… libera da lui, dagli aneliti che mi aveva messo dentro… Come che il mio salvatore, senza volerlo, mi avesse divorato l’anima per tutti questi anni…

Male non sto

L’estate scivola via veloce, senza quasi che me ne accorga.
A volte si va al mare, ma il maltempo non sempre lo permette ed è comunque stancante arrivarci.
Di sera non sono uscita quasi mai a prendere un gelato, mettere un bel vestito.. mi sono anche dimenticata di andare al Festival, quest’anno.
Non sono più le estati di tanti anni fa, e già la vedo finire, sfumare fra le dita… e sento di averla sprecata, di non averne goduto.
Però.
Però male non sto, anzi.
Gioco col mio bambino, quando non fa troppo caldo usciamo, non ho sempre la presenza ingombrante di mia madre come in inverno… forse me la sto godendo, l’estate.
E’ davvero quello che desidero? Il mare, le uscite, l’immagine di un’estate da cartolina? O non è piuttosto quello che ho imparato a desiderare? Non è forse quella vocina che mi dice di fare le cose prima che sia tardi, prima di non poterle fare più, prima dei rimpianti, anche se magari in quel momento ho altre voglie?
Oggi ero sul viale con mio figlio. Pensavo a Parigi, agli Champs Elysées, alla mia nostalgia.. e poi ho guardato gli alberi, le montagne, la quiete intorno, e mi sono sentita felice.
Forse quello che credo di desiderare non è quello che desidero davvero, forse anche la mia mente è viziata da stereotipi e nenie imparate a memoria.
Scrivo poco, non pratico più da tempo: è come se il mio cervello e la mia anima fossero in pausa, come in vacanza, ed anche se quella vocina mi dice che è sbagliato, che dovrei, che vorrei.. io, male non sto…

Primo giorno d’estate

Adesso che non ho più un passato, facendo il cambio di stagione ho buttato via quel vestitino nero senza la minima remora… quello che tenevo dai tempi del liceo o forse prima perchè allora lo adoravo, e che pure se adesso era logoro e striminzito mi intestardivo a tenere “almeno per il mare” solo per non separarmene. Mentre sistemavo i vestiti estivi nell’armadio l’ho buttato via senza quasi pensarci, è stato facile.
Adesso che non ho più un passato, nel giorno del suo compleanno il pensiero si appoggia di sfuggita. Fruga nei ricordi, ma trova solo immagini piatte e senza più sapore.. ricordo con tenerezza quando feci la mia “dichiarazione”.. ormai l’università era finita, non lo vedevo più quindi non rischiavo più di perdere quegli attimi rubati che mi davano ossigeno, e fu allora che per il suo compleanno gli mandai su MSN la canzone “Buon compleanno” di Irene Grandi. Lui aveva ringraziato per gli auguri, ed allora io avevo capito che non aveva ascoltato il pezzo. Gli dissi di farlo.
Solo vagamente ricordo la sua reazione, credo fosse imbarazzato… non lo so, non ricordo, non è più la mia storia ormai…

Cosa volete dirmi?

L’infezione all’alluce si è aggravata improvvisamente nel giro di poche ore… Adesso è gonfio e rosso..
Ho la tosse da settimane, forte, da dare di stomaco…
Ma non è solo questo… piccole cose, certo, ma fatico a ricordare un momento della mia vita in cui fossi sana… Qualche dolorino di varia natura, infezioncine varie… inizio a pensare che non sono solo cagionevole. Io che credo che tutto abbia un senso, penso che c’è qualcosa… qualcosa che devo apprendere ma non comprendo, qualcosa che continuo a sbagliare.
Mi sento esausta. E smarrita.
Ne ho parlato con una sorella, mi ha aiutato a riflettere.
Sul fatto che non ho cura di me, ed è vero anche se ultimamente sto migliorando…
Sul fatto che non mi ascolto.
Il piede… Un passo che non riesco a fare… Ed ha senso anche questo anche se mi sembra di aver quantomeno preso una direzione…
Non lo so, ho paura di non saper ascoltare, ho paura della piega che può prendere questa cosa…

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