I’m back

Sono tornata, dopo tempo immemore.
Come svegliarsi da un sogno, un incubo… Mi sento ancora intorpidita, stordita, mentre il sogno già si fa distante con le sue immagini confuse.
Sono tornata.
Se penso a me stessa, mi vedo di nuovo, mi vedo com’ero quindici anni fa, mi vedo come sono.
Porto di nuovo ingombranti collane rumorose a forma di luna e lunghi orecchini.
Sono ancora arrabbiata, ma meno, come un potente sedativo che sto iniziando a smaltire…

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Vecchia e nuova

Tutto quel torpore, quel lacerarsi dentro, mi ha portato a toccare quell’estremo che temevo non avrei mai raggiunto.
E la scorsa notte, l’ho fatto.
Fame d’aria, la mia, disperazione… Ed ho fatto quello che per tanto tempo avevo rimandato.
Quell’incantesimo di trasformazione che ad ogni luna piena soffocavo dentro di me, utilizzando palliativi per non esprimere il desiderio vero.
Nel calderone, come simbolo della trasformazione, ci ho messo di tutto. Tranne quello di cui davvero avevo bisogno, censurato ai miei stessi occhi.
E stanotte è accaduto, naturalmente, senza paura o esitazione. Sono andata in corridoio, ho sfogliato sicura l’album.
Stanotte, nel calderone, c’era una foto… La foto della mia laurea, in piedi nel salone in legno dove ho festeggiato, lunghi boccoli rossi e quella gonna tanto cercata… A ruota, lunga alle caviglie, marrone con ricami d’oro e orlata d’oro e pizzo nero. Che gioia comprarla, indossarla…
Stanotte l’energia è stata nuova: non avevo mai sentito il desiderio caricare tanto le mie intenzioni, non ho mai avuto tanta volontà. E ho avuto visioni, durante l’incantesimo, dei flash… Ho visto la mia mano su una maniglia, aprire una porta che sapevo chiusa. Forse la stessa che nelle mie trance della memoria non sono mai riuscita ad aprire. Ho visto l’immagine dell’uomo che mi ha cambiata, inclinata dentro, sgretolarsi e diventare cenere, e per la prima volta mi sono sentita libera da lui. Ho visto me attraversare uno specchio, come un velo d’acqua, ed uscire dall’altra parte.
Oggi sono nuova. Oggi sono vecchia.

Malinconie

Sento una tristezza dentro, incommensurabile. Non so da dove sia sgusciata. Si è insinuata, di soppiatto.
Stringe nel cuore una nostalgia strana, nostalgia di cose mai conosciute che nemmeno saprei tracciare a linee precise.
La luna si fa guardare, affacciata alle montagne… arrivano odori lontani di ricordi: il ricordo di attese e progetti passati.
Inquieta attraverso i corridoi della mia anima, apro porte, cerco qualcosa che manchi ma ogni cosa sembra al suo posto…

Basta poco

Basta poco… Il sottogiacca fucsia con le spalle scoperte, lo scaldacuore con le maniche svasate sfumato di lilla e rosa che scende un po’ largo sulle spalle lasciandole nude… e mi sento di nuovo me stessa, quella che ero una volta.
E mi rendo conto che nell’armadio i vestiti che sono miei ci sono, sono io ad abbinarli in un modo che non mi appartiene.
E mi rendo conto che forse commetto lo stesso errore anche nella vita: ho tutto quello che mi serve, che serve alla mia anima, ma non riesco a dargli la forma che saprei riconoscere…

Immagini di me

Non mi piace. Quello che sono diventata, quello che vedo nello specchio.
Vorrei portare gonne lunghe, mi piacciono tanto, e foulard svolazzanti…
C’è stato un periodo della mia vita, all’università, nel quale se ci penso mi riconosco. Lo ricordo come un periodo vero, uno in cui forse mi stavo trovando… portavo boccoli rossi, spesso gonne svolazzanti, grandi borse e tanti libri, musica nelle orecchie e notti da pensare.
Poi non lo so…Ho cambiato università, ho perso il mio non – amore, ho incontrato persone sbagliate… Non lo so, ho cambiato direzione.Ed ora sono qui, nei miei jeans viola, a ricordare immagini che profumavano di buono ma senza il coraggio di cambiare.
Cambiare vuol dire sorprendere, costringere gli altri a rivedere l’immagine di te. È una cosa che mi ha sempre spaventato, per questo ho sempre usato momenti clou (come i cambiamenti di ciclo scolastico) per cambiare me… Ma ora di questi momenti non me ne si preparano più, ed io sono qui bloccata nel mio bozzolo…

Ristrutturazioni

Sono stata altrove per un po’, a galleggiare.
Mi sono cancellata da un gruppo Facebook con aspettative troppo stringenti, ho interrotto un gioco di civiltà on line… Ho rivisto un po’ i miei tempi… Non ho pensato molto in questi giorni, per questo non ho neanche scritto… Sono una casa vuota in ristrutturazione…

Scimmie volanti

A volte penso che ho fatto male… A sposarmi e tutto il resto… Non ne sono capace, non sono capace a vivere come fanno tutti. Oggi ho lavato la casetta del bambino sul balcone, poi ho dovuto cucinare io (cosa che non faccio mai) ed anche di fretta perché il marito doveva uscire, poi ho dovuto fare il clisterino al piccolo che si era tappato, e la lavastoviglie, e il panino per il marito domani a pranzo.
E ora sto male.
Non è, cosa normalissima, che mi scocci o mi stanchi… È che proprio la vita comune, curare la casa, lavorare e tutto il resto, mi fa star male. Credo siano attacchi di panico o qualcosa del genere. Mi fanno sentire in trappola, quasi sporca….
Sto bene solo quando vivo nelle mie cose, nelle cose dell’anima.
Era così anche da adolescente ma pensavo fosse l’età, le persone che avevo intorno… Ho sempre voluto una famiglia e pensavo che realizzandomi tutto sarebbe andato meglio.
E invece no, invece per quanto io stia bene e sia felice non mi sento a casa nemmeno adesso. E inizio a pensare che il problema sono io, che non sono fatta per questo mondo.. Che la mia omonima mi calza a pennello e sarei felice solo in cima a una torre con le scimmie volanti….

Dopo la festa

Le festività di Pasqua sono trascorse, e tiro un sospiro di sollievo… Le ho vissute con quella stessa ansia che caratterizza ogni ricorrenza fissata in una data… Con quella stessa paura di perdere l’occasione… depennare le cose come tappe o traguardi, ogni volta sollevata che nulla mi abbia impedito di vivere il momento…
Sono incredibile io, riesco a mettere l’ansia in tutte le cose, ancor più in quelle belle…

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