Primo giorno d’estate

Adesso che non ho più un passato, facendo il cambio di stagione ho buttato via quel vestitino nero senza la minima remora… quello che tenevo dai tempi del liceo o forse prima perchè allora lo adoravo, e che pure se adesso era logoro e striminzito mi intestardivo a tenere “almeno per il mare” solo per non separarmene. Mentre sistemavo i vestiti estivi nell’armadio l’ho buttato via senza quasi pensarci, è stato facile.
Adesso che non ho più un passato, nel giorno del suo compleanno il pensiero si appoggia di sfuggita. Fruga nei ricordi, ma trova solo immagini piatte e senza più sapore.. ricordo con tenerezza quando feci la mia “dichiarazione”.. ormai l’università era finita, non lo vedevo più quindi non rischiavo più di perdere quegli attimi rubati che mi davano ossigeno, e fu allora che per il suo compleanno gli mandai su MSN la canzone “Buon compleanno” di Irene Grandi. Lui aveva ringraziato per gli auguri, ed allora io avevo capito che non aveva ascoltato il pezzo. Gli dissi di farlo.
Solo vagamente ricordo la sua reazione, credo fosse imbarazzato… non lo so, non ricordo, non è più la mia storia ormai…

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Cosa volete dirmi?

L’infezione all’alluce si è aggravata improvvisamente nel giro di poche ore… Adesso è gonfio e rosso..
Ho la tosse da settimane, forte, da dare di stomaco…
Ma non è solo questo… piccole cose, certo, ma fatico a ricordare un momento della mia vita in cui fossi sana… Qualche dolorino di varia natura, infezioncine varie… inizio a pensare che non sono solo cagionevole. Io che credo che tutto abbia un senso, penso che c’è qualcosa… qualcosa che devo apprendere ma non comprendo, qualcosa che continuo a sbagliare.
Mi sento esausta. E smarrita.
Ne ho parlato con una sorella, mi ha aiutato a riflettere.
Sul fatto che non ho cura di me, ed è vero anche se ultimamente sto migliorando…
Sul fatto che non mi ascolto.
Il piede… Un passo che non riesco a fare… Ed ha senso anche questo anche se mi sembra di aver quantomeno preso una direzione…
Non lo so, ho paura di non saper ascoltare, ho paura della piega che può prendere questa cosa…

Il Trono di Spade e me (contiene spoiler)

Il Trono di Spade è giunto alla sua naturale conclusione.
Daenerys, com’era prevedibile, è morta. Come è morta la mia Elfaba nel libro di Maguire.
Ed io sono qui che rifletto.
Mi innamoro sempre di questi personaggi, di queste donne spezzate, di queste donne che si vestono di solitudine e forza ma combattono solo con la loro disperazione. E poi si spengono come fiammelle perché loro sono fragili ed il mondo è troppo difficile ed allora è più facile crollare.
Le amo, mi identifico in loro, partecipo del loro sacrificio.
Sono il mio mito fondante, il mio “Gesù personale”, la figura in cui esorcizzo la mia disfatta personale…

Famiglia

Entro in sala col piatto in mano.
La nonna è venuta con noi a fare la spesa e poi è rimasta a cena.
C’è confusione stasera… Il bambino ride e parla ad alta voce, la nonna rifila di nascosto i bocconcini di mozzarella al papà, le luci sono tutte accese…
E respiro questo momento a pieni polmoni, lo respiro come immagino lo respiri il mio bambino, come lo immaginavo quando la bambina ero io e che festa le rare volte in cui mi si schiudeva davvero!

I’m back

Sono tornata, dopo tempo immemore.
Come svegliarsi da un sogno, un incubo… Mi sento ancora intorpidita, stordita, mentre il sogno già si fa distante con le sue immagini confuse.
Sono tornata.
Se penso a me stessa, mi vedo di nuovo, mi vedo com’ero quindici anni fa, mi vedo come sono.
Porto di nuovo ingombranti collane rumorose a forma di luna e lunghi orecchini.
Sono ancora arrabbiata, ma meno, come un potente sedativo che sto iniziando a smaltire…

Vecchia e nuova

Tutto quel torpore, quel lacerarsi dentro, mi ha portato a toccare quell’estremo che temevo non avrei mai raggiunto.
E la scorsa notte, l’ho fatto.
Fame d’aria, la mia, disperazione… Ed ho fatto quello che per tanto tempo avevo rimandato.
Quell’incantesimo di trasformazione che ad ogni luna piena soffocavo dentro di me, utilizzando palliativi per non esprimere il desiderio vero.
Nel calderone, come simbolo della trasformazione, ci ho messo di tutto. Tranne quello di cui davvero avevo bisogno, censurato ai miei stessi occhi.
E stanotte è accaduto, naturalmente, senza paura o esitazione. Sono andata in corridoio, ho sfogliato sicura l’album.
Stanotte, nel calderone, c’era una foto… La foto della mia laurea, in piedi nel salone in legno dove ho festeggiato, lunghi boccoli rossi e quella gonna tanto cercata… A ruota, lunga alle caviglie, marrone con ricami d’oro e orlata d’oro e pizzo nero. Che gioia comprarla, indossarla…
Stanotte l’energia è stata nuova: non avevo mai sentito il desiderio caricare tanto le mie intenzioni, non ho mai avuto tanta volontà. E ho avuto visioni, durante l’incantesimo, dei flash… Ho visto la mia mano su una maniglia, aprire una porta che sapevo chiusa. Forse la stessa che nelle mie trance della memoria non sono mai riuscita ad aprire. Ho visto l’immagine dell’uomo che mi ha cambiata, inclinata dentro, sgretolarsi e diventare cenere, e per la prima volta mi sono sentita libera da lui. Ho visto me attraversare uno specchio, come un velo d’acqua, ed uscire dall’altra parte.
Oggi sono nuova. Oggi sono vecchia.

Malinconie

Sento una tristezza dentro, incommensurabile. Non so da dove sia sgusciata. Si è insinuata, di soppiatto.
Stringe nel cuore una nostalgia strana, nostalgia di cose mai conosciute che nemmeno saprei tracciare a linee precise.
La luna si fa guardare, affacciata alle montagne… arrivano odori lontani di ricordi: il ricordo di attese e progetti passati.
Inquieta attraverso i corridoi della mia anima, apro porte, cerco qualcosa che manchi ma ogni cosa sembra al suo posto…

Basta poco

Basta poco… Il sottogiacca fucsia con le spalle scoperte, lo scaldacuore con le maniche svasate sfumato di lilla e rosa che scende un po’ largo sulle spalle lasciandole nude… e mi sento di nuovo me stessa, quella che ero una volta.
E mi rendo conto che nell’armadio i vestiti che sono miei ci sono, sono io ad abbinarli in un modo che non mi appartiene.
E mi rendo conto che forse commetto lo stesso errore anche nella vita: ho tutto quello che mi serve, che serve alla mia anima, ma non riesco a dargli la forma che saprei riconoscere…

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