La mia mente è un giradischi rotto

A volte la mia mente va in tilt.. si pianta su un punto magari insignificante come una puntina su su un vecchio giradischi e non riesce a venirne fuori.
E’ successo anche nei giorni passati.
A raccontarlo mi vergogno quasi, tradotto a parole è ancora più sciocco..
E’ successo che l’altra sera mio figlio ha fatto i capricci mentre scendevamo dall’auto, e sul vialetto l’ho fatto camminare veloce tenendolo per un braccio. Ovviamente lui, non essendo abituato a correzioni “fisiche”, si è messo a gridare che gli facevo male.
Alla finestra c’era il vecchio vicino, quello stronzo e impiccione che non saluta mai.
Quando siamo arrivati a casa ci siamo seduti sul balcone, ho spiegato a mio figlio dove aveva sbagliato e abbiamo fatto pace. Ha piagnucolato un po’, ed ho visto il suddetto stronzo nascosto dietro la finestra a spiarci…

Ed ecco la puntina sul giradischi…
Ecco che quasi per scherzo ho pensato che il vicino dispettoso com’è avrebbe potuto anche chiamare i servizi sociali e denunciarmi per violenza.. e la mia mente ci ha creduto… e ho passato giorni d’inferno immaginando scenari in cui mi portavano via il bambino, o andavo a prenderlo a scuola e non lo trovavo più, e ho passato notti a cercare su internet tutti i perchè e i per come dei servizi sociali…

Poi, come se qualcuno ci avesse soffiato sopra per togliere la polvere, la puntina si è sbloccata e sono tornata a vedere la realtà lucidamente per quella che è…

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Appartenere al mare

Il giorno in cui ho capito di appartenere visceralmente al mare, non è stato mentre ero lì, a viverlo ogni giorno come una parte della luce dei miei occhi.
E’ stato quando per qualche anno ne sono stata distante.. e non ne ho sentito la mancanza, giuro: era qualcosa che c’era stato e apparteneva al passato, una porta chiusa.
Finchè un giorno qualcosa, una canzone, un suono, non lo ha risvegliato. Ed ha portato alla mente immagini, sensazioni, emozioni.
E quel giorno, anzi quella notte, che non scorderò mai perchè è stata una rivelazione di consapevolezza, ho sentito dolore. Un vero, fisico, dolore lancinante nel petto, come rendersi conto all’improvviso che l’aria non c’è e annaspare.
Ecco, è così che ho capito di appartenere al mare…

La mamma di sabbia

Sono al mare, sul bagnasciuga…. giochiamo con le formine a fare sculture di sabbia da distruggere annaffiandole. Sono coperta di sabbia bagnata, praticamente lercia, e so già che stasera me la ritroverò anche nel costume.
Alzo gli occhi, mi guardo intorno… Sono l’unica. Vedo altre mamme: per lo più sono in piedi, a guardare i loro figli… tutt’al più sedute, quasi rannicchiate, su un asciugamano non troppo vicino alla riva.
Non lo so, non capisco…Io un figlio l’ho fatto per questo, è questo che sognavo fin da bambina: giocare, stare insieme, fare cose, essere complici.
Crescerà, avrà le sue cose da fare, e magari, chissà, l’abitudine di questi momenti gli darà la voglia di passare ancora un po’ di tempo con me.
Per ora, non posso fare a meno di chiedermi che lo fai a fare, un figlio, se non per condividere momenti?

Accidia

Accidia. Il mio peccato capitale, se i peccati esistessero.
Non so quando sia cominciata… Quando siano cominciate le lunghe ore sonnolente… Ma è proprio l’accidia che la mia larva risveglia: loro, si sa, si aggrappano alle debolezze!
E così per proteggermi ho bisogno di impegni, giorni pieni, cose da incastrare l’una nell’altra, fretta. Mente, e mani, sempre ingombre.
E poi se capita invece un tempo libero, da riempire a piacimento di leggerezze, eccola che torna: la testa si gonfia, le membra si fanno molli, e voglio solo galleggiare…

La larva

C’è una larva… È già successo in passato e mi sento una stupida a non essermi accorta prima, a non aver colto i segnali.
Fatto sta che fisicamente sono cagionevole già da un po’, e negli ultimi tempi mi sento spesso spossata, spenta, stanca, svogliata.
Come la scorsa volta, e come la scorsa volta appena esco di casa mi riprendo.
E, come la scorsa volta, mio marito ha un esaurimento nervoso… Deve averla scatenata lui, di nuovo…

Provo sollievo, adesso… Adesso che so cosa succede, che posso difendermi.
Mi guardo intorno con sospetto, guardo le pareti, mi sembra quasi di percepirla…