Strani momenti di felicità

Ho passato un weekend al buio, pieno di momenti preziosi che non ho saputo assaporare… siamo stati ad una mostra su Paperino, abbiamo passeggiato per il borgo, siamo stati al mercato.. ed io ero infelice… era come se non mi bastasse, o se non riuscissi ad afferrare il momento. Una frenesia. Incapace di essere lì ed ora. E poi a casa guardavo fuori dal balcone il verde smeraldo che brillava al sole e mi attirava fuori, smaniavo…
Qualcosa che scalpitava dentro di me, qualcosa che voleva ma non sapeva neanche lei cosa..
Poi la settimana è ripresa.. ed eccomi lì, seduta nella sala d’attesa del medico. Scorrevo con lo sguardo le persone sedute, le mattonelle del pavimento, sentivo le voci. E mi sono sentita felice, lì, nella mia vita.
Ed ancora a casa, ero lì che pulivo la cucina e mettevo la lavastoviglie e di nuovo quella sensazione di pienezza, quasi di gioia.
Cerco di comprendere, ma onestamente fatico…
E’ come se il piacere, o la ricerca del piacere, mi rendessero infelice per ingordigia, mentre quando non c’è nulla da afferrare, allora si riesco ad acquietarmi ed a godere del viaggio…

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Salotti e prigioni

L’altra sera sono stata a un incontro con la pro loco… mio marito è stato chiamato per una rappresentazione scenica durante una rievocazione storica e naturalmente a me tocca scrivere il copione…
Arrivo lì, io col mio cappotto viola e la mia borsa viola appesa al braccio, ci sediamo al pc, prendo un taccuino e iniziamo a lavorare (ho bisogno di alcune indicazioni storiche per scrivere correttamente il testo ed evitare strafalcioni!).
Penso.
Anche questa poteva essere la mia vita, la mia quotidianeità.
Conosco molte persone, la maggior parte dei miei colleghi e dei clienti in verità, che vivono da “intellettuali”… hanno case sofisticate con quadri e riferimenti letterari, partecipano a salotti culturali.. si muovono in un ambiente fatto di convivi, di libri, di recensioni, di citazioni colte.
Anche adesso, con le conoscenze che ho, potrei entrarci… una telefonata alla mia cliente, che fa parte dell’élite culturale della zona, e sono dentro. E ci starei anche bene, mi muoverei con disinvoltura.
Però, però, però…
E’ una trappola anche quella, e non posso non guardarli con una certa malinconia. Guardo con sospetto ogni vita che sia indirizzata in qualcosa, che rifletta troppo pedissequamente un “modello” di vita. C’è sempre qualcosa di finto, di sterotipato.. una costrizione: essere sempre e necessariamente quella cosa… perchè davvero non credo che queste persone non si siano mai alzate una mattina con la voglia di fare o essere altro. Un modello di sè a cui non trasgredire… no, non fa per me…

Vivere di più

In un piccolo paese si vive di più… e non perché la vita duri più a lungo..
Le distanze sono più brevi, e non si perde tempo negli spostamenti, e poi si può camminare a piedi, trasformando lo spostamento in esperienza stessa.
E si vive di più, perché non sprechi tempo ad aspettare, a muoverti. Così, la vita si dilata… o meglio ti rendi conto che la vita è già confortevolmente spaziosa, siamo noi gli sciocchi, noi che la lasciamo scivolare via nei nostri boriosi far niente. L’abbiamo costruita noi, una vita che non è più vita ma attesa, preparazione, organizzazione della vita stessa…

Le donne non hanno il ciclo

“Ho il ciclo”.. è un’espressione che mi dà urto, non immaginate quanto.. un’espressione sbagliata e maschilista, ma entrata talmente nel parlare comune che non ci si rende conto della sua devastante portata!
Sbagliata!
Sbagliata perchè si, cara donna, tu hai il ciclo… tu hai il ciclo sempre, dal menarca al giorno in cui vai in menopausa. Ogni giorno vivi il tuo ciclo, e non ne sei consapevole, e cavolo quanto saresti forte se invece ne fossi cosciente. Tu sei ciclo, il ciclo è il tuo potere: ovulazione, decadenza dell’ovulo non fecondato, mestruo, libertà dal concepimento, ovulazione… e si ricomincia… come la luna, come le stagioni. La ciclicità è dentro, è sempre, siamo noi la ciclicità!
Maschilista
Maschilista perchè si dice ciclo per non dire quell’altra parola lì, quella brutta brutta sporca sporca, quella che non si dice… “le mie cose”, “le rosse”, “quei giorni”, “le cugine”, “la rugiada”… Mestruazioni. Si chiamano mestruazioni, e non è una cosa scabrosa, non è una parolaccia, non siamo impure in quei giorni. E’ sangue, normalissimo sangue. E’ potere di concepimento in potenza che non ha avuto realizzazione, è morte per rinascere ad un nuovo potere creativo. E’ solo sangue, e si chiama mestruazione. E mortificare questo, è mortificare la donna nella sua essenza fondamentale e fondante!

Dadi elementari

Con mio figlio facciamo spesso giochi da tavola, gli piace e ormai ha imparato a contare benissimo.
Orbene, abbiamo questa scatola con vari giochi e le pedine colorate.
Autonomamente, scopro adesso che ha dato un nome alle pedine:
rossa: omino di fuoco
blu: omino di acqua
verde: omino d’erba
blu piccolina: omino di vento.
E niente, sono i quattro elementi e mamma strega è tanto orgogliosa del suo piccolo ometto!

Mi riconosci

Mi riconosci. Sono quella che davanti alla scuola, mentre le altre mamme aspettano i figli guardando il telefonino o chiacchierando, si concentra a camminare sul filo tra le mattonelle del cortile.
Mi riconosci. Sono quella che mentre aspetta che la spesa venga caricata in auto sale in piedi su quello che resta di un tronco tagliato.
Mi riconosci. Sono quella libera..

Altre vite

A volte la capita, mentre faccio le cose più banali, di immaginare che questa vita la sto solo sognando.
Adesso mi sveglio, mi dico, sono in quell’altra vita… in quella che avrei avuto se non avessi scelto questa.. si, perchè c’è stato un tempo in cui avevo due opzioni distinte e contrapposte davanti a me. E non ho rimpianti, ma capita a volte di chiedersi come sarebbe stato.
Adesso mi sveglio, immagino.
E sono nella mia mansarda fra i tetti di Parigi, col suo soffitto spiovente. La mia mansarda piena di cose, e di colori, e di cuscini, e di tende, e di candele accese e profumi d’incenso. Ho un grande letto, proprio sotto a una finestrella che guarda al cielo, e lì sta sempre accovacciato il mio gattone nero.
Ho un piccolo computer portatile, mi serve per lavoro, e la mattina mi trovate quasi sempre in un bistrot, con le mie lunghe gonne e i miei foulard, a lavorare davanti a una tazza di thè. Nel tempo libero, passeggio per Pigalle.
Forse c’è un uomo, nella mia vita.
A volte passa la notte da me, ma non si ferma mai troppo a lungo: sono gelosa della mia libertà.
Poi però succede sempre che inizio a sentire la mancanza di mio figlio, e apro gli occhi, con la paura di non tornare più indietro…

Luce e buio

Sono stata lontana dal blog per un po’…
E’ che mi guardavo intorno, in questa mia stanza virtuale, e non trovavo i colori.
E’ curioso, quello che è successo.. ho creato questa stanza virtuale per liberare la strega, per avere un angolo tutto mio dove scorrazzare, e invece è andata a finire che ci ho fatto entrare dentro un sacco di demoni. Tutti quelli che per anni ho tenuto fuori dalla mia mente e dalla mia anima.
Come larve appese alle pareti della mia casetta virtuale, facevano buio intorno a sè e non mi riconoscevo più.
Io non sono questo, non lo sono da tantissimi anni ormai, ma quando inizio a scrivere curiosamente le parole non somigliano alla vita che mi scorre dentro ma creano cattivi pensieri, scavano scheletri dalle loro tombe.
Però, adesso ho aperto le finestre, arieggiato un po’… nient più larve qui!

Quella volta in cui mi mascherai da me stessa

Per carnevale, mio figlio mi ha pregato di vestirmi in maschera.
Ok, ho pensato, qualcosa sotto mano ce l’ho…
E così ho tirato fuori dal cassettone il mio vecchio cappellone da strega col nastro viola che tenevo in cameretta per decorazione. Nell’armadio, ho quella gonna longuette viola con le pieghe di raso che non metto quasi mai. Niente cappotto, metto quella blusa di maglia un po’ lunga tutta viola e sulle spalle lego un vecchio foulard di pizzo nero. Nello sgabuzzino, poi, ho ancora quella borsona etnica del mio periodo un po’ freak…
“Mamma, sei bellissima!”
E siamo andati a fare un giro alla festa in strada del martedì grasso.
E mi sentivo bene, cavolo se mi sentivo bene!
Mi sentivo libera…
Ed abbiamo incontrato parecchie persone, è un paese piccolo, e non era solo un saluto di circostanza: nei loro occhi vedevo qualcosa, vedevo che mi guardavano e davvero trovavano in me qualcosa.. la mia luce… ecco.. in quella “maschera”, quel pomeriggio, ho brillato in tutta la mia luce!

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