In che ordine vi vestite?

Sembra una domanda sciocca, ma voi in che ordine vi vestite?

Mi faccio questa domanda perchè mi rendo sempre più conto che il mio modo di farlo, per me perfettamente naturale, non solo non è comune ma lascia molte persone perplesse…

Generalmente, da quello che capisco, si decide prima tutti i capi d’abbigliamento che si vogliono indossare – accessori compresi -, si fanno gli abbinamenti e poi ci si veste…

Ecco… mai fatta una cosa del genere da che mi ricordi!

Io apro il cassetto delle maglie e ne scelgo una.

Poi scelgo i pantaloni in base alla maglia che ho addosso, senza pensare a cosa ci dovrò abbinare poi.

A quel punto metto le scarpe – quasi sempre colorate – cercando di farle star bene coi colori che già indosso.

Poi la borsa, anche qui cercando di incastrarla con gli abbinamenti già fatti.. ed infine cappotto e orecchini…

Insomma, un work in progress che cambia man mano che scelgo il frammento successivo, abbinamenti che si creano man mano e non sempre pensati a tavolino.

Che ne viene fuori?

Non saprei cosa veda la gente dall’esterno… io, mi sento un’esplosione di colori e sfumature, un quadro, un sogno…

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Gente, oggi c’è Rain

Oggi, dopo che ho accompagnato il bambino a scuola, c’era vento.

Ho guardato a terra, i miei piedi che calpestavano un tappeto di foglie secche.

Ho guardato me stessa: pantaloni verde muschio, maglione viola, borsa multicolore all’uncinetto, il lungo cappotto viola lasciato aperto che oscillava coi passi e col vento.

E’ stata solo una fulgida apparizione… ma hey, gente, oggi c’è Rain…

Esibizioni

A volte, come in una momentanea sospensiva illuminazione, guardo le mie mani mentre compio qualche gestualità per me abituale… e mi sorprendo di quella naturalezza, quella spontaneità che anni addietro invidiavo negli altri. Io che come un’aliena arrancavo nel tentativo di comportarmi da umana.

Siamo stati sul prato, in una bella mattina di sole, e per un istante l’anima mia mi ha visto: portavo dei jeans e una maglietta bianca… io non li porto mai, i jeans, con le maglie bianche poi.. ricordo che guardavo con invidia quelle coetanee acqua e sapone in jeans e magliettina, consapevole che io no. Io non potevo essere così, io dovevo distinguermi. E probabilmente per questo mi costava tanto ostentare quotidiana normalità: perché non potevo permettermela, non potevo permettermi di apparire uniforme.

Legittimo.

Perché allora la mia diversità era ancora un’intuizione, un groviglio di concetti che erano tutti interni a me e che avevano bisogno di essere ostentati per essere anche solo pallidamente visibili.

Ora.. ora i miei gesti e i miei abiti possono permettersi il lusso di essere banali senza che io senta qualcosa stridere in me. Ora che la mia diversità la guardo negli occhi ogni giorno e mi basta.. se la vedo io, non è più necessario che faccia bella mostra di sé sull’altare delle mie apparenze…

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