Appartenere al mare

Il giorno in cui ho capito di appartenere visceralmente al mare, non è stato mentre ero lì, a viverlo ogni giorno come una parte della luce dei miei occhi.
E’ stato quando per qualche anno ne sono stata distante.. e non ne ho sentito la mancanza, giuro: era qualcosa che c’era stato e apparteneva al passato, una porta chiusa.
Finchè un giorno qualcosa, una canzone, un suono, non lo ha risvegliato. Ed ha portato alla mente immagini, sensazioni, emozioni.
E quel giorno, anzi quella notte, che non scorderò mai perchè è stata una rivelazione di consapevolezza, ho sentito dolore. Un vero, fisico, dolore lancinante nel petto, come rendersi conto all’improvviso che l’aria non c’è e annaspare.
Ecco, è così che ho capito di appartenere al mare…

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Dadi elementari

Con mio figlio facciamo spesso giochi da tavola, gli piace e ormai ha imparato a contare benissimo.
Orbene, abbiamo questa scatola con vari giochi e le pedine colorate.
Autonomamente, scopro adesso che ha dato un nome alle pedine:
rossa: omino di fuoco
blu: omino di acqua
verde: omino d’erba
blu piccolina: omino di vento.
E niente, sono i quattro elementi e mamma strega è tanto orgogliosa del suo piccolo ometto!

Biancheggiare

Mi è venuta un po’ di malinconia.. le vacanze stanno finendo, e di nuovo quella sensazione di tempo che scivola tra le mani, di non goderne mai abbastanza. E poi.. e poi gli Dei mi hanno regalato la neve.

Ha fioccato per due giorni.

Anche se a terra non se n’è posata tantissima, ne abbiamo avuta abbastanza per fare un piccolo pupazzo, per giocare a raccoglierla e tirarcela… non ho mai giocato con la neve, la prima volta che l’ho incontrata ero già troppo grande ed il mio cuore era ancora troppo piccolo per farlo.. ma in questi due giorni…in questi due giorni ho avuto la mia neve, i miei giochi, la mia battaglia a palle di neve…

Ieri avevo anche deciso, guardando le energie sull’agenda, di fare una piccola purificazione personale. Ma fra i vari accidenti quotidiani e la famiglia per tutto il giorno non ne ho avuto il tempo.. e ieri sera mi sentivo sporca, arrabbiata anche, delusa da me e dal tempo che non riesco a strappare.

E poi…

E poi il marito era in salone, il bambino nel lettone a guardare i cartoni. Ho preso il mio Libro delle Ombre, il calice, il sale, l’athame.. e lì, proprio lì, ai piedi del letto mentre lui guardava la tv, ho fatto il mio piccolo rituale.

Ed ho compreso.

Pensavo di distrarmi, pensavo di non entrare in profondità coi cartoni in tv, il bambino sul letto, e invece in un attimo si è palesata la magia: ero io, il mio calice alzato, l’acqua che riluceva.. ed ho compreso che so farlo, so muovermi fluidamente fra i mondi senza bisogno di sovrastrutture, e che a bloccarmi è solo la paura di non saperlo fare.

Sono andata a dormire.. ero pulita, ma pulita davvero adesso… nuvole nere si diradano in lontananza. Rain respira…

Il mare era così lontano…

E’ successo una notte, la scorsa estate.

Ero sul balcone, lo sguardo perso nell’immenso e nelle montagne. Ascoltavo “les  joggers sur la plage” di Biolay quando, all’improvviso, il ricordo del mare. La sensazione delle onde mentre camminavo sul bagnasciuga, il calore del sole, il rumore dello scialacquio… da quant’era, che non vedevo il mare?

Anni. 3 o 4 forse.

Io ci sono cresciuta, col mare. Da bambina ci andavamo ogni estate. Poi, dopo che ci siamo trasferiti, anche in inverno… e poi “l’estate” per me è iniziata a cominciare a maggio e finire a settembre.

Poi.. poi il mare un po’ più lontano (ma nemmeno tanto), il marito che non lo ama, il bambino piccolo.

Ed eccomi lì, una notte, con la sensazione di averlo perso per sempre, di non poterlo più ritrovare, perduto nei meandri del passato chissà dove. E nel petto un dolore forte, fortissimo, dilaniante… l’anima che soffocava.

E, il giorno dopo, al mare ci sono tornata. Con mamma. Abbiamo caricato la macchina e siamo tornate la sera…

E poi ci siamo andate ancora, e ancora… e me lo ricordo, quel primo giorno, come tornare a casa… guardavo le onde e me ne riempivo, come per la paura di perderlo, e il sollievo quando ha accarezzato i miei piedi incerti…

E il mare, all’improvviso, non era più così lontano…

Me

Io sono quella che quando piove, deve assolutamente indossare gli abiti più colorati che ha… il giallo, di preferenza.

Io sono quella che se la pioggia non è troppo forte lascia da parte l’ombrello e si lascia camminare… non è solo una questione di sensazione piacevole, ma piuttosto che non amo l’idea di proteggermi dalla pioggia… uno dei pochi modi che abbiamo, ancora, per lasciarsi sommerge e immergere da Natura. E quando piove, è come un abbraccio della Dea, come sciogliersi per un momento nel mare delle cose e del Tutto e tornare ad essere creatura fra le creature…

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