Ho sentito l’odore del porto

Questa mattina abbiamo avuto un assaggio d’estate…
Le finestre aperte, le serrande semi-abbassate per non far entrare le mosche…
Ho sistemato le sedie sul terrazzo e ci siamo messi a giocare a carte lì, io e il mio bambino.
E sono tornate folate di ricordi…
I pomeriggi d’agosto al mare, durante le vacanze, quando dopo la mattinata in spiaggia dovevi per forza dormire per poi andare a prendere un gelato la sera, e si stava tutti in mutande nel lettone. Ricordo che strane sagome facevano i rami degli alberi proiettando la loro ombra sulla parete, mentre aspettavo di addormentarmi…
La festa del paese, negli anni del ginnasio: vestirsi carina ed uscire con gli amici, andare a zonzo tutta la sera, e quella compagna che partecipava alla processione e voleva essere vista…
Le passeggiate, di notte, sulla spiaggia.. sedersi sui lettini o sull’altalena, e quegli orrendi profumi al gusto di caramella che ci piacevano tanto…
Pochi, felici ricordi di quel periodo della mia vita, di quella parentesi attraversata di fretta…
E per un attimo, mi è sembrato persino di sentire l’odore del porto.. la salsedine, i ristoranti di pesce, le soste sul camminamento dell’alto muro che divideva il porto dalla costa perchè dovevamo stare lontane da tutto e da tutti…

Adesso il cielo è tornato grigio. I ricordi non hanno più odori, sono sfumati.

Però, giuro, ho sentito l’odore del porto…

Annunci

Perdona(r)mi

Perdonami, lo dico a me.
Sono arrabbiata, non so bene con chi… sono arrabbiata con coloro che da ragazzina non mi hanno fatto comprendere l’importanza di prendermi cura di me (perchè davvero, in fede mia, credevo che tolto il busto fosse tutto “sistemato” mentre scopro ora che la scoliosi non si cura mai veramente)… sono arrabbiata con chi mi ha lasciato prendere decisioni quando ero una quindicenne in piena crisi ormonale e d’identità…
Con me stessa sono arrabbiata,ma un po’ meno: mi concedo l’attenuante dell’incoscienza e dell’inconsapevolezza…
E mi chiedo perdono per non essermi presa cura di me come avrei dovuto.. non l’ho fatto fisicamente, nè spiritualmente, e di entrambe le colpe ho pagato il fio. Non credevo fosse importante, ecco, pensavo che vivere fosse andare avanti correndo nel tempo e preoccuparsi solo di recitare tutte le battute fino all’ultimo atto.
Adesso lo so, che cos’è la vita.
Da un po’ mi prendo cura della mia anima, e ho lavato il mio peccato.
Adesso, adesso rimane il corpo.. conto i giorni che mancano alla visita dall’osteopata… immagino mi indicherà delle terapie, magari della ginnastica.. non vedo l’ora di avere anche lì, come è stato per la mia anima, un programma organizzato per prendermi cura di me: ho bisogno di programmi, io, ora lo so, di quel minimo d’imposizione che m’impedisca di lasciarmi andare.
Non vedo l’ora di essere nuova…

Tutto sulle spalle

Le parole hanno questo, di bello: a volte il loro significato figurato e quello concreto si avvicinano fino a sovrapporsi!
Ho ritirato la radiografia alla schiena… una totale rovina… scoliosi, lordosi, vertebre schiacciate e cervicale.
Il mondo mi è crollato addosso, e fatico a rialzarmi: un’adolescenza sacrificata, fra ginnastica e busti correttivi, per ritrovarsi poi così.. ma non è neanche questo, infondo non c’è nulla che in condizioni diverse avrei voluto fare e di cui mi sono privata: è che mi sento imprigionata nel mio corpo, limitata. Ora ho dovuto chiedere a mia madre di venirmi a lavare i pavimenti e non ci ho dormito per due notti.
E no, non è orgoglio.
E’ che nella mia vita, da sempre, da quando mi sono resa conto che gli altri mi trattavano in maniera diversa, da quando ho intravisto quel lieve bagliore di compassione nei loro occhi, da allora ho vissuto all’ombra dell’impulso di cavarmela da sola. Quasi una ripicca, questo dover dimostrare che ce la faccio, che posso fare da sola, che non ho bisogno della loro pietà.
A pensarci lucidamente, ne sorrido, che proprio io che dei giudizi degli altri sull’anima mia non mi sono mai fatta cruccio, abbia invece passato la vita a dimostrare qualcosa, a smontare costruzioni mentali altrui.
Ne sorrido e provo rabbia.
Per una ragione etica, perchè non mi ci riconosco.
E perchè mi sono fatta del male… si… probabilmente se anni di correzioni si sono sgretolati così è perchè ho preteso troppo dal mio povero, piccolo corpo.. ho fatto tanto, non ho mai chiesto aiuto a nessuno, ho dimostrato una capacità fisica che peraltro per me non ha mai avuto alcuna rilevanza…

E mi sono fatta del male in altro modo, ma in questo ho solo una parte di colpa…
Probabilmente se avessi avuto cura di me, se mi fossi mantenuta facendo sport e curandomi, non saremmo arrivati a questo… Però… però, è in questo i miei genitori in perfetta buona fede probabilmente si sono lasciati prendere troppo la mano, ho passato l’infanzia e l’adolescenza fra dottori, fisioterapie,tutori – senza che il fine, la correzione dei miei difetti, m’importasse poi davvero-. Così il giorno in cui, in piena adolescenza, ho tolto il busto correttivo e interrotto la ginnastica correttiva… beh… sono scappata. Sono scappata lontano da tutto quello che avesse anche solo un vago sentore terapeutico, ho anche solo che fosse cura del mio corpo. Perfino dal medico di base vado solo in casi gravissimi!

E adesso sono qui, nella prospettiva di tornare in quella trappola mortale, ma con un’anima diversa e tante domande in testa…

Quando essere virtuale può rendere più umano

La comunicazione virtuale mutila i rapporti umani, dicono.

Certo, dico io, se viene sostituita ad essi senza dubbio.. ma, come per ogni cosa, esiste anche il buon uso.

Penso alle mamme dell’asilo, penso allo scorso anno, quando me ne stavo in silenzio a scrutare estranea… poi, sono stata inserita nel gruppo whatsapp e ora, beh, non posso dire di essermi integrata perchè mentirei sapendo di mentire (e lo sapreste anche voi) ma succede che ci si saluta per strada, succede che davanti scuola qualche mamma scendendo o salendo dall’auto mi chiami addirittura per farmi un saluto, succede che due mamme stanno parlando fra loro di qualcosa inerenti alla scuola e qualcuna direttamente mi interpella.

Succede perchè quando sei abituata a startene nel tuo mondo, quando fai sempre quella piccola fatica a capire ed adattarti alle regole sociali, scrivere dietro ad uno schermo ti aiuta.. ti aiuta a farti conoscere.. magari risulti anche simpatica, magari capiscono che completamente stupida non sei…

E penso a cosa, se i social fossero esistiti ai tempi della scuola.. penso che forse le cose sarebbero state un pochino diverse, forse non sarei stata quella che “stava un po’ sulle sue”, come mi ha detto successivamente qualcuno, mentre la verità era che ero terrorizzata da quei ragazzini per me alieni.. penso che forse ci saremmo scoperti più simili, forse sarebbe stato più facile trovarsi ed attraversare quel velo fra me e loro.

E poi smetto di pensarci, perchè i forse mi mettono tristezza…

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

Su ↑