Tag: appartenenza

Appartenere al mare

Il giorno in cui ho capito di appartenere visceralmente al mare, non è stato mentre ero lì, a viverlo ogni giorno come una parte della luce dei miei occhi.
E’ stato quando per qualche anno ne sono stata distante.. e non ne ho sentito la mancanza, giuro: era qualcosa che c’era stato e apparteneva al passato, una porta chiusa.
Finchè un giorno qualcosa, una canzone, un suono, non lo ha risvegliato. Ed ha portato alla mente immagini, sensazioni, emozioni.
E quel giorno, anzi quella notte, che non scorderò mai perchè è stata una rivelazione di consapevolezza, ho sentito dolore. Un vero, fisico, dolore lancinante nel petto, come rendersi conto all’improvviso che l’aria non c’è e annaspare.
Ecco, è così che ho capito di appartenere al mare…

Annunci

Una famiglia per mio figlio

Io una famiglia non ce l’ho mai avuta.. un po’ per le circostanze, ‘che abitavamo a Parigi ed i parenti erano tutti in Italia. Un po’ perchè anche quando venivamo in Italia per le vacanze, e anche dopo quando siamo (ri)entrati, pur abitando nello stesso buco di paese della mia famiglia paterna non li abbiamo mai granchè frequentati.
Scelta dei miei genitori, come quella di mia madre di tagliare i ponti con fratello per poi ritrovarmi io, ora, a riscoprire su fb una cugina dall’altra parte dell’Italia che è praticamente una sorella.
Qui, invece, non siamo soli, e io ho sempre fatto in modo che mio figlio non lo fosse…
E l’altra sera siamo andati al compleanno di una zia di mio marito, persone che purtroppo frequentiamo poco per età e distanza… c’era tantissima gente, forse conoscevo la metà degli invitati.
Indelebile, nella mente, la zia che mi abbraccia e mi dice all’orecchio “Noi ci vediamo poco ma ricordati che ti vogliamo tutti tanto bene”.
Per tutta la sera io, a mio figlio, 4 anni e mezzo, non l’ho più visto.
Andava in giro per questa casa enorme a parlare con chiunque gli capitasse a tiro, tanto che quando siamo andati via lo abbiamo sentito salutare persone che neanche noi sapevamo chi fosse.
E mi hanno detto che aveva la sua “formula di presentazione”: mi chiamo xxx, sono figlio di [il nome del papà] ho quasi 5 anni e sono un [cognome]… era il suo modo per sentirsi parte, per riconoscersi in quella grande famiglia che sentiva sua, ed è stupendo che abbia scoperto questo senso di appartenenza che io forse sto scoprendo, o sbirciando piuttosto, con mia cugina ma solo con lei. Che poi ha il cognome di mia madre, ma io, se devo sentire di appartenere a qualcuno, è a loro che appartengo comunque..