Figlio di strega

Mio figlio è un bambino magico.

Mio figlio è stato concepito intorno al 31 di ottobre.

Mio figlio è abituato al mondo sottile, alle celebrazioni, e anche alla morte e all’assenza. Però, a volte mi sorprende… come l’altro giorno.. stavamo facendo bolle di sapone, quelle – sapete -che “vanno da Dio”, quando all’improvviso lui mi guarda e, come fosse la cosa più naturale di questo mondo, mi chiede_

  • Mamma, quando andiamo da zio A.? Devo dirgli una cosa

Lo zio è morto esattamente un anno, erano molto legati e più di una volta siamo andati al cimitero a trovarlo… io non ho chiesto cosa debbano dirsi, sono affari loro.. probabilmente in questo periodo la sua essenza è più forte, probabilmente è stato lui a farsi percepire dal suo nipote preferito.

Però è bello sapere che. anche lui, vive con naturalezza a cavallo fra i mondi!

Annunci

Educazione religiosa

Che educazione religiosa voglio dare davvero a mio figlio?

Me lo sono chiesta tante volte, già da prima ancora che fosse concepito…

Mio marito è cristiano, non necessariamente cattolico, a volte andiamo a messa ed ascolta gli insegnamenti di Gesù.

Io… difficile da dire… se dovessi per forza scegliere un’etichetta sarebbe neopagana, ma sarebbe comunque sbagliato. Preferisco strega, anche se non è una corrente religiosa… mi somiglia di più… credo nelle energie sottili, nell’alternarsi delle stagioni, nella magia e nel divino in ogni cosa.. però non è che stia lì a far chissà quali pratiche, se non saltuariamente…

E il bambino?

Fra mille domande, vive un po’ naturalmente tutto… andiamo a messa, non è esonerato dall’insegnamento della religione cattolica a scuola, partecipa a tutte le celebrazioni anche attivamente ed ha la sua scopa personale in camera, vicino al comodino ha San Francesco ed Artemide a proteggerlo.

Fondamentalmente, e adesso tutte le mie domande trovano risposta, io ho sempre creduto che le religioni siano fondamentalmente tutte simili, tutte un mero strumento per raggiungere la medesima imperscrutabile sostanza divina. E quindi si, quello che mi interessa per ora è che mio figlio percepisca il divino, ne sia consapevole e partecipe in qualunque modo possibile… poi, sarà lui a decidere la via migliore per farlo…

Un vuoto che fa perdere l’equilibrio

Finalmente sono venuti a prendere il lettino con le sbarre… il topo dorme in camera sua, nel lettone da grandi, già da più di un anno, ma il lettino era rimasto ancora nella nostra stanza: è piuttosto ingombrante, difficile da portare giù… aspettavamo mio fratello per aiutarci a portarlo via, ma ovviamente con lui sono speranze gettate al vento come foglie secche d’autunno.

Poi ho trovato una signora che ne aveva bisogno e le ho proposto di venirselo a prendere, problema risolto.

Ora però, dopo tanti anni, entro nella mia camera da letto e la trovo così grande, troppo grande e vuota. E’ un vuoto che per un momento mi lascia stordita, persa… e mi sembra di vederla per un momento ancora lì, e vedo anche il mio bambino che si svegliava e si metteva in piedi nel suo lettino, appoggiato alle sbarre, e ci chiamava. Vedo la sua testolina piccola piccola che usciva fuori da quel “balcone improvvisato”.

E per un momento, provo nostalgia… nostalgia per tutti quei momenti vissuti e forse non troppo goduti, perchè quando sono piccini il tempo passa così in fretta e non è mai abbastanza.

Poi guardo il mio bambino grande, con la sua cameretta, il suo zainetto per l’asilo, i suoi giochi al pc, tutte le nostre conversazioni.. e mi manca anche lui, perchè il tempo corre ancora e lui presto sarà grande e non sarà più il mio topolino…

Le bolle di Dio

Con mio figlio, ci piace giocare con le bolle di sapone. E nelle belle giornate di sole, andiamo a farle sul terrazzo… spazio aperto, le montagne in lontananza, e se c’è un po’ di vento ci piace vedere quanto riescono ad andare in alto.

Qualche volta, una bolla riesce ad andare su su fino al cielo e allora il mio bambino tutto contento esclama: “Guarda mamma, quella bolla va da Dio”.

Ed io, mi sento una stupida… perchè mi preoccupo spesso se gli stia trasmettendo correttamente il senso religioso di spiritualità, visto che io lo vivo quasi interamente dentro di me in forma difficilmente comunicabile se non addirittura percepibili. Però poi, lui trova il divino in un gioco, però il suo pensiero è teso sempre a qualcosa di oltre e di più, qualcosa che fa parte costante del reale ed è immanente… e mi sento orgogliosa, non di me ma solo di lui che riesce a sentire…

Mio figlio è più fortunato

Sono cresciuta in una grande città, la più bella… Parigi..

La domenica mattina mamma mi portava al Parc Monceaux o a Les Tuileries, vicino al Louvre. Oppure si andava a les Galeries Lafayette. Si passeggiava sugli Champs-Élysées e la sera si andava al Lido… ho dei bei ricordi, nitidi.

Però… però mio figlio è più fortunato…

Abitiamo in un piccolo paese, il corso è una lunga passeggiata che affaccia sulle colline. Anche dalla nostra finestra, oltre agli alberi del campo di fronte, si vedono le montagne e tanto cielo. Il cielo di quand’ero bambina, non lo ricordo… non so se l’abbia visto mai…

Nelle belle mattine di sole scendiamo giù.. dietro alla nostra piccola palazzina c’è un grande cortile, con degli alberi e delle piccole aiuole, e c’è il vecchio che abita nella casa a un solo piano lì di fronte che ascolta musica melodica a tutto volume. E noi ascoltiamo ogni rumore, cerchiamo di vedere le lucertoline che corrono nei cespugli, il ragno gigante che ha fatto la ragnatela. Oppure, giochiamo a strappare le foglie secche o tirare sassolini.. abbiamo anche scoperto un buco profondissimo, dove abita la signora talpa (o forse il Floopaloo?).

Mio figlio, decisamente, è più fortunato!

Certe mattine

Le nostre mattine, quando non si lavora e non c’è scuola, sono belle, bellissime.

C’è il topo che si sveglia e chiama papà per farsi venire a prendere, e poi via nel lettone a fare le coccole. Poi si siede al centro del letto, chiede il “teleogrammo” (telecomando) e accende la tv per guardare un po’ di cartoni, mentre noi si rimane ancora un po’ con gli occhi chiusi e il profumo di bimbo…

Dissertazione sull’essere sociale

Non sono mai stata troppo entusiasta dell’asilo, onestamente… penso che i bambini a quell’età hanno bisogno di stare ancora un po’ con la loro mamma… altrimenti non lamentiamoci poi se i ragazzi non hanno senso della casa e della famiglia!
E rimango convinta che serva principalmente per quei genitori che non hanno la voglia o la capacità di farli, i genitori. E qualche episodio, alle riunioni scolastiche, me lo ha confermato…. come la maestra che dice che i grandi mettono in ordine i giochi mentre i piccolini ancora devono imparare e la mamma che commenta “Ah, il mio a casa non mette mai a posto niente”… come la mamma che ringrazia la maestra perchè la figlia è tornata a casa chiedendo uno spazzolino per lavarsi i denti.
Il mio topo non ha ancora 4 anni. Sono quasi 2 anni che lava i denti ogni mattina, ci siamo arrivati pian piano con tanta pazienza ma ora usiamo anche il dentifricio. Ed è da quando sa stare in piedi che mette a posto i giochi… a modo suo, certo, ma lo ha sempre fatto. E non perchè sia speciale lui o sia una supermamma io… semplicemente perchè i figli, caro genitori, se li hai messi al mondo ti armi di pazienza e te li educhi tu, non aspetti che (per quanto bravi) siano degli estranei a farlo al tuo posto così ti trovi comodamente il ragazzino già bello e cresciuto…
E poi c’è questa storia, questo mantra che ripetono tutti… “Ah, è importante per socializzare”… parliamone… cosa intendete voi per socializzare? Mio figlio non ama troppo partecipare alle attività di gruppo e giocare con altri bimbi, però se si trova con altre persone è bravissimo a interagire con chiunque e non ha problemi cavarsela in qualsiasi situazione. Parliamone, perchè se quello che intendiamo è, come credo io, la capacità di stare in società, quella di nuovo spetta ai genitori dargliela.. se intendiamo invece il mero condividere attività con altri, che mi sembra la definizione comune, mi trovo ancora a dissentire. Anche io in generale mi rompo abbondantemente le scatole a stare co altre persone, a meno che non condivida effettivamente con loro interessi o valori… per i bambini dovrebbe essere diverso? Dovrebbero “socializzare” solo perchè hanno la stessa età? Quindi noi trentacinquenni dovremmo essere tutti amici, capisco bene?
Anche la nonna glielo ha detto qualche volta: “Tu devi giocare con tutti i bimbi”… No, per Diana, no! Tu devi giocare con chi ti sta simpatico ed è simile a te… se qualcuno ti sta sulle scatole lo rispetti ma non sei costretto a giocarci solo perchè è più basso del metro di statura!

Istruzione e distruzione

L’immagine più preziosa che ho siamo io e mio figlio, nella sua cameretta nuova di zecca, sul tappetone a giocare con le bolle di sapone… e si, noi siamo retrò e giochiamo ancora a far le bolle…

Quest’anno ha iniziato l’asilo.. in verità io non ero entusiasta all’idea, ma mi sono lasciata convincere dal “senso comune”, ed ogni giorno il mio istinto ribolle per essere rimasto inascoltato.

È curioso che proprio io che amavo tanto la scuola abbia simili perplessità… o almeno, sono cresciuta con la nomea di quella che amava la scuola: in realtà credo fosse semplice senso di responsabilità e il mio dannato bisogno di non fallire in ciò che mi trovo a fare. Di non deludere, più che altro.

La scuola, pensando a mio figlio, mi spaventa…soprattutto ora che è ancora piccolo, ma anche pensando ai livelli successivi di scolarizzazione. Mi spaventa che apprenda da altri, maestri e quindi come tali percepiti come onniscienti (almeno dai più piccoli), valori, concetti e abitudini che non siano i miei. Mi spaventa la scuola non come luogo di istruzione, per questo è meravigliosa, ma per la sua spinta omologatrice. Uniformante. Mi spaventa che insegni un punto di vista sulle cose, un punto di vista standardizzato e inevitabilmente dissonante dal mio.

Blog su WordPress.com.

Su ↑