Salotti e prigioni

L’altra sera sono stata a un incontro con la pro loco… mio marito è stato chiamato per una rappresentazione scenica durante una rievocazione storica e naturalmente a me tocca scrivere il copione…
Arrivo lì, io col mio cappotto viola e la mia borsa viola appesa al braccio, ci sediamo al pc, prendo un taccuino e iniziamo a lavorare (ho bisogno di alcune indicazioni storiche per scrivere correttamente il testo ed evitare strafalcioni!).
Penso.
Anche questa poteva essere la mia vita, la mia quotidianeità.
Conosco molte persone, la maggior parte dei miei colleghi e dei clienti in verità, che vivono da “intellettuali”… hanno case sofisticate con quadri e riferimenti letterari, partecipano a salotti culturali.. si muovono in un ambiente fatto di convivi, di libri, di recensioni, di citazioni colte.
Anche adesso, con le conoscenze che ho, potrei entrarci… una telefonata alla mia cliente, che fa parte dell’élite culturale della zona, e sono dentro. E ci starei anche bene, mi muoverei con disinvoltura.
Però, però, però…
E’ una trappola anche quella, e non posso non guardarli con una certa malinconia. Guardo con sospetto ogni vita che sia indirizzata in qualcosa, che rifletta troppo pedissequamente un “modello” di vita. C’è sempre qualcosa di finto, di sterotipato.. una costrizione: essere sempre e necessariamente quella cosa… perchè davvero non credo che queste persone non si siano mai alzate una mattina con la voglia di fare o essere altro. Un modello di sè a cui non trasgredire… no, non fa per me…

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Schegge di Rain nel mondo

Di solito parlo molto, ma non dico niente… sono socievole ma non condivido.. resto in superficie. Non parlo delle cose che so – o che credo di sapere – e di tutto il poema di consapevolezze e frammenti di storia che brulicano dentro. Non sono cose che alla gente comune interessano, mi dico, ad ognuno il proprio orto.

Però ieri è capitato che sono entrata in un negozio di gadget natalizi, e mi sono messa a cercare fra i personaggi del presepe: sono alla disperata ricerca della Zingara, figura praticamente ignota e quindi introvabile.

La proprietaria, una donna del popolo la definirei, quando ha saputo cosa cercassi è rimasta interdetta e mi ha detto che non è nella tradizione… e allora, quasi sovrappensiero, le ho detto che si, che era nel presepe creato da San Francesco e che va messa vicino alla natività per annunciare la nascita di Gesù. E, chiedo venia, sono rimasta sorpresa che mi interrogasse: “Ma non sono in contraddizione?”, ed allora le ho anche spiegato che rappresenta appunto la transizione fra la vecchia e la nuova religione.

E mi sono sentita bene.. grata… come se per la prima volta nella sua vita Rain fosse esistita davvero, e mi rode dentro il tarlo che forse sono stata in errore per tutti questi anni e che un posticino per me, là fuori forse esiste..

I morti non parlano più

Siamo andati al museo archeologico: c’era un evento per bambini… il racconto del mito di Atena, a partire dal ritrovamento di un’anfora dei giochi panateniesi.

Ed io ascoltavo, storie che conosco a memoria, e mi sentivo a casa.

I miti greci.

Quei miti che mi circondavano da bambina, col mio librone illustrato di mitologia e i vecchi film su Ulisse e Giasone che guardavo con papà. Quei miti che ritrovavo nei libri di antologia delle scuole medie, ed erano le pagine più belle.

Mi sentivo a casa, come quando al liceo ho poi scoperto la dolcissima melodia della lingua greca, gli anni del meraviglioso Graves che credo di esser stata l’unica a leggere fino infondo – note comprese – e di consultare ancora di tanto in tanto, e gli anni di Giordano Bruno e del professore di filosofia che ci raccontava il significato nascosto dei miti.

A casa, come la prima volta che andai a Pompei e ad Ostia antica con la scuola, e le vedevo vivere e brulicare di spiriti che mi sembrava di conoscere e riconoscere.

A casa come quell’estate di qualche anno fa, quando la mia vicina di ombrellone leggeva il suo romanzo estivo ed io tenevo in borsa l’edizione integrale dell’Odissea da leggere e rileggere.

Mi sembra passata un’eternità, da quando nuotavo in quel mondo.. amavo tanto leggere, sapere, aggirarmi nei meandri di quel mondo… Ora è tutto infinitamente distante: passata la passione, subentrata l’inerzia, la pigrizia mentale. Ora tutto tace, i defunti non parlano più.

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