Famiglia

Entro in sala col piatto in mano.
La nonna è venuta con noi a fare la spesa e poi è rimasta a cena.
C’è confusione stasera… Il bambino ride e parla ad alta voce, la nonna rifila di nascosto i bocconcini di mozzarella al papà, le luci sono tutte accese…
E respiro questo momento a pieni polmoni, lo respiro come immagino lo respiri il mio bambino, come lo immaginavo quando la bambina ero io e che festa le rare volte in cui mi si schiudeva davvero!

Annunci

Scimmie volanti

A volte penso che ho fatto male… A sposarmi e tutto il resto… Non ne sono capace, non sono capace a vivere come fanno tutti. Oggi ho lavato la casetta del bambino sul balcone, poi ho dovuto cucinare io (cosa che non faccio mai) ed anche di fretta perché il marito doveva uscire, poi ho dovuto fare il clisterino al piccolo che si era tappato, e la lavastoviglie, e il panino per il marito domani a pranzo.
E ora sto male.
Non è, cosa normalissima, che mi scocci o mi stanchi… È che proprio la vita comune, curare la casa, lavorare e tutto il resto, mi fa star male. Credo siano attacchi di panico o qualcosa del genere. Mi fanno sentire in trappola, quasi sporca….
Sto bene solo quando vivo nelle mie cose, nelle cose dell’anima.
Era così anche da adolescente ma pensavo fosse l’età, le persone che avevo intorno… Ho sempre voluto una famiglia e pensavo che realizzandomi tutto sarebbe andato meglio.
E invece no, invece per quanto io stia bene e sia felice non mi sento a casa nemmeno adesso. E inizio a pensare che il problema sono io, che non sono fatta per questo mondo.. Che la mia omonima mi calza a pennello e sarei felice solo in cima a una torre con le scimmie volanti….

Vita ed immagini

Una bella giornata di sole, un piccolo prato verde smeraldo, un bambino, il suo papà ed un pallone.
Sono distesa sull’erba, guardo i miei uomini giocare: sono sempre stata un’ottima spettatrice… anzi, mi sembra che guardando la vita scorrere io riesca ad assaporarla di più che essendoci immersa. È sempre stato così… I ricordi più belli sono immagini impresse… Forse è qui la ragione, che vivo di immagini…

Una famiglia per mio figlio

Io una famiglia non ce l’ho mai avuta.. un po’ per le circostanze, ‘che abitavamo a Parigi ed i parenti erano tutti in Italia. Un po’ perchè anche quando venivamo in Italia per le vacanze, e anche dopo quando siamo (ri)entrati, pur abitando nello stesso buco di paese della mia famiglia paterna non li abbiamo mai granchè frequentati.
Scelta dei miei genitori, come quella di mia madre di tagliare i ponti con fratello per poi ritrovarmi io, ora, a riscoprire su fb una cugina dall’altra parte dell’Italia che è praticamente una sorella.
Qui, invece, non siamo soli, e io ho sempre fatto in modo che mio figlio non lo fosse…
E l’altra sera siamo andati al compleanno di una zia di mio marito, persone che purtroppo frequentiamo poco per età e distanza… c’era tantissima gente, forse conoscevo la metà degli invitati.
Indelebile, nella mente, la zia che mi abbraccia e mi dice all’orecchio “Noi ci vediamo poco ma ricordati che ti vogliamo tutti tanto bene”.
Per tutta la sera io, a mio figlio, 4 anni e mezzo, non l’ho più visto.
Andava in giro per questa casa enorme a parlare con chiunque gli capitasse a tiro, tanto che quando siamo andati via lo abbiamo sentito salutare persone che neanche noi sapevamo chi fosse.
E mi hanno detto che aveva la sua “formula di presentazione”: mi chiamo xxx, sono figlio di [il nome del papà] ho quasi 5 anni e sono un [cognome]… era il suo modo per sentirsi parte, per riconoscersi in quella grande famiglia che sentiva sua, ed è stupendo che abbia scoperto questo senso di appartenenza che io forse sto scoprendo, o sbirciando piuttosto, con mia cugina ma solo con lei. Che poi ha il cognome di mia madre, ma io, se devo sentire di appartenere a qualcuno, è a loro che appartengo comunque..

Il mio non-compleanno

Anche quest’anno, ieri sera, abbiamo festeggiato il mio non-compleanno.
Per chi non lo ricordasse, il giorno del mio compleanno pranzo coi miei, con tanto di torta, per farli contenti, poi appena possibile si va a cena solo noi tre e per me quello è il vero “festeggiamento”…
Confesso che quest’anno è stato a rischio… non so, forse perchè ho avuto un po’ di febbricola, ho una piccola infezione al piede, insomma non sto benissimo.. oppure per semplice apatia… fatto sta che avevo già deciso che non avevo voglia. C’era una vocina, dentro, a dirmi che non ne valeva la pena, che erano soldi buttati e che tanto valeva rimanere a casa come al solito.
Poi però ho colto un momento di entusiasmo per telefonare e prenotare il ristorante la sera stessa.
Non è iniziata benissimo.. capatina in guardia medica per via del piede, strada tutta curve che mi ha fatto venire un bel po’ di nausea..
Però, poi…
Locale tranquillo, poca gente, cameriere educato e discreto. Mobili antichi e pareti in pietra. Ci siamo presi tutti e tre per mano e abbiamo cantato “Tanti auguri a te” e in quel momento, ho assaporato al felicità: è stato come un flash.. guardavo il mio bambino che cantava sorridente con gli occhi luminosi, mio marito, la leggerezza che saliva da noi in quell’istante, ed ero esattamente dove volevo essere.. avevo tutto!
Eravamo nel paese d’infanzia di mio marito e sulla via del ritorno mi ha raccontato un po’ delle cose che faceva da bambino.. ecco perchè abbiamo bisogno di questi momenti, ogni tanto, momenti fuori dai soliti ritmi, dalla routine, dalla tv accesa e dai soliti discorsi.. momenti un po’ più intimi, discreti e morbidi…

Viaggio nella memoria

Qualche sera fa ho ripreso un esercizio che non facevo da tempo: la trance della memoria… così tanto tempo che non l’ho trovato nemmeno scritto nel mio Libro delle Ombre, ma sono dovuta andare a cercarlo fra i primissimi appunti dei miei inizi.
Io col passato non sono mai andata in pare, forse è per questo.
Comunque sia, appena iniziato ho capito subito che qualcosa non andava… c’era molta nebbia, ed io avevo un’inspiegabile paura, mentre il sentiero mi portava a fondo in angoli bui.
Arrivata a destinazione, ho aperto qualche porta, visto immagini che ricordavo già, ma ce n’era una… una che non riuscivo ad aprire, nemmeno forzandola. Dicono che sia un ricordo per il quale non si è pronti, di desistere.. ma io sono testarda e naturalmente ho perseverato. Ho invocato Ecate mia custode e, con la sua mano sulla mia, sono riuscita ad aprire…
Era il ricordo di me “mammona”, di me che fino alla quinta elementare ho preteso che mamma dormisse con me nel lettino, a tal punto che persino una volta in cui venne una mia amichetta a dormire da lei ho preteso che, una volta che si fosse addormentata, mamma venisse nel mio letto. Era un ricordo che aveva in sè una consapevolezza… tutto questo mio attaccamento a lei, in questo e non solo… la verità, scopro, è che non volevo che lei stesse con me ma volevo “semplicemente” tenerla lontana da mio padre. Per difenderla, per paura che le facesse del male…
Non so perchè avessi così paura: è una consapevolezza che anzi mi ha fatto bene, mi ha dato forza…
Ad ogni modo, sono uscita da quel ricordo. Ero serena, quando ho visto una porta piena di luce… Fiduciosa mi sono avvicinata, ho aperto.
Ero su un grande prato, il mio cagnolino correva felice con la lingua di fuori e l’espressione “sorridente”.
E sono rimasta lì.
Abbiamo giocato a lungo, ho accarezzato le sue orecchie coi peli riccissimi quasi avesse il “frisè”, abbiamo giocato a rincorrerci e lui mi faceva le poste con le zampe larghe e il ventre appiattito a terra, li ho fatto i grattini sulla pancia…
Sono rimasta lì. E ho avuto paura, dico davvero, quando la mia mente è stata attraversata da un pensiero: volevo rimanere, non volevo più tornare indietro. La mia vita, mio marito, mio figlio.. in quel momento, giuro, sarei rimasta lì per sempre.
Non so come ne sia uscita, probabilmente mi devo essere addormentata perchè non ricordo di essermene andata. Ed anche se ora trattengo a stento il pianto, è stato un momento felice come non ne avevo da tanto tempo..

Vomitare parole

Alla fine ce l’ho fatta.. complice la luna, il mio percorso interiore.. così, senza apparente motivo, dopo l’ennesima mia reazione aggressiva, anzichè mettere tutto a tacere ho vomitato tutto…
Le ho detto tutto…
Ho detto a mamma quanta rabbia covo dentro, di quanto io senta costantemente il bisogno di difendermi da lei, di come abbia vissuto tutta la mia adolescenza nella sua ombra e nel suo riflesso, di quanto disperatamente tutt’ora io lotti per essere me stessa, lontano da lei, fuori da lei.
Ovviamente, nonostante abbia promesso di “far più caso” al proprio comportamento, non ha capito nulla o semplicemente non riesce ad essere diversa da com’è… troppo debole, lei, troppo piccola per non sentire il bisogno di imporsi su tutto e su tutti.
Però, almeno, alla fine, ho detto tutto.. e mi sembra davvero la fine, come se almeno per me la storia si sia conclusa… ora lo sa, ora non devo limitarmi a mandarla al diavolo.. ora lo sa, ed un po’ di tutto quel rancore sembra essersi disciolto in acqua e sale… ora lo sa ed io, curiosamente, mi sento un po’ più libera dalla sua ombra…

Il momento perfetto

Il momento perfetto a volte lo intravedi, fra le pieghe delle cose semplici…

Come quella sera, che il marito non era a casa, ed io ero col mio topolino a giocare nella sua cameretta. facevamo magie con le bolle di sapone, giocavamo a riprenderle o farle rimbalzare. E fuori pioveva, ma era solo un dolce suono di sottofondo perchè noi avevamo acceso lo stereo con le sue canzoni preferite: ascoltavamo Supercalifragilistichespiralidoso, e I due Liocorni. E ridevamo quando le bolle di sapone ci scoppiavano addosso.

Questi, si, sono momenti perfetti…

Ti regalo il Natale

Ti regalo il Natale, bambino mio.. quel Natale che quando ero piccola io desideravo, anelavo, inventavo…

Ti regalo quel Natale che sognavo rimpinzandomi di commedie americane e musiche natalizie, annusando mercatini di Natale come fossero ossigeno e impacchettando regali da sola alla luce di un albero addobbato con finta allegria.

Ti regalo il Natale, e tu lo regali a me…

Venerdì sera abbiamo addobbato l’albero ascoltando canzoni di Natale mentre tu provavi ad appendere da solo le palline ai rami più bassi, e dopo abbiamo mangiato la pizza. Il giorno dell’Immacolata, siamo stati a messa in una chiesa vestita a festa, e poi a pranzo dalla nonna… e la sera, la sera siamo andati a teatro!

Stamattina, invece, a fare i regali di Natale tutti insieme… e per un attimo mi sono fermata a guardarci, tutti e tre, nelle luci  degli addobbi del centro commerciale, con la musica a tema di sottofondo, e ci tenevamo per mano con le braccia piene di buste e bustine colorate. Ho assaporato quel momento, l’ho respirato.. e ho smesso di osservarlo, il Natale, l’ho vissuto.

Lo vivo e lo assaporo senza ritegno, questo Natale, anche adesso che le dita corrono sulla tastiera mentre le pareti lilla del salone riverberano le luci colorate del nostro grande, grandissimo albero…

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

Su ↑