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Autorità e autorevolezza

Mi hanno chiamato a scuola, per dirmi che il bambino, 5 anni, non è in grado di impugnare correttamente la matita e colorare negli spazi piccoli… mi è sembrato strano, però ok.

A casa l’ho messo subito a lavorare, e dopo due (due di numero) tentativi ha impugnato la matita correttamente e colorato in spazi minuscoli. Alla mia domanda sul perché a scuola non lo facesse ha risposto “Tanto la maestra non si arrabbia”.

Ora, ovviamente ho cercato di fargli capire che deve fare quello che gli dice la maestra ed essere diligente, ma è evidente che mi consideri più autorevole di lei e questa cosa non la trovo poi tanto sbagliata… voglio dire: ripenso alle mamme davanti alla scuola che raccontano di come i loro figli non mettano in ordine o non mangino mentre a scuola “hanno imparato a farlo”; poi penso a questo episodio e no, non dico che io sono più brava e non sto a giudicare, però credo ci sia un problema. Un problema in famiglia, nel modo di approcciarsi ai figli, nel modo di (non) essere per loro una figura guida riconosciuta!

La mamma di sabbia

Sono al mare, sul bagnasciuga…. giochiamo con le formine a fare sculture di sabbia da distruggere annaffiandole. Sono coperta di sabbia bagnata, praticamente lercia, e so già che stasera me la ritroverò anche nel costume.
Alzo gli occhi, mi guardo intorno… Sono l’unica. Vedo altre mamme: per lo più sono in piedi, a guardare i loro figli… tutt’al più sedute, quasi rannicchiate, su un asciugamano non troppo vicino alla riva.
Non lo so, non capisco…Io un figlio l’ho fatto per questo, è questo che sognavo fin da bambina: giocare, stare insieme, fare cose, essere complici.
Crescerà, avrà le sue cose da fare, e magari, chissà, l’abitudine di questi momenti gli darà la voglia di passare ancora un po’ di tempo con me.
Per ora, non posso fare a meno di chiedermi che lo fai a fare, un figlio, se non per condividere momenti?

Insegnare è vivere

Da quando pratico con maggiore costanza, la ritualizzazione magica è entrata nel quotidiano.
Capita spesso, la sera, che mi metta a fare qualche preghiera o qualche piccolo rituale.. è per il bambino ormai è diventata cosa normale. Anzi, spesso è lui a chiedermi “stasera devi fare qualche magia?”.
L’altro giorno, ad esempio, eravamo soli a casa e lui giocava al pc. Gli ho chiesto se potessi fare le mie cose in salone dov’era lui o se preferisse che andassi di là, e il mio ometto mi ha detto di rimanere, anzi ha abbassato il volume del gioco per non disturbarmi.
Per tanto tempo ho anelato questo, chiedendomi come avrei fatto.. come avrei fatto a far crescere il mio bambino respirando l’aria del mio cammino senza però insegnargli o imporgli nulla, solo con la consapevolezza che esiste. Mi sembrava strano, difficile, da pianificare, e non mi rendevo conto che se tutto era così complicato era solo perchè ero io a non essere pronta, io stessa alla ricerca di una direzione stabile da prendere. Mentre ora, ora che a me viene naturale essere quella che sono, anche farmi conoscere dal mio bambino diventa la cosa più semplice e spontanea del mondo.

Credo che questo discorso valga un po’ per tutte le cose, per tutti gli insegnamenti e i valori che vogliamo trasmetterli: insegnarli è difficile, impossibile forse, ma se li vivi e cammini in sintonia con essi allora basta questo. Basta che vedano, senza parole, e fanno loro quello che è tuo…

Facciamo serata

Non le capisco, non riesco a sentire il loro sentire, quelle mamme che hanno bisogno di allontanare i figli da sè per rilassarsi e svagarsi.

Io non riuscirei mai.. andare a divertirmi lasciando lui parcheggiato da qualche parte, per quanto il luogo possa essere piacevole… ma questo non significa rinunce: lo abbiamo abituato a far tutto con noi, fin da piccolo.. teatro, cinema, concerti, musei.

Mi piace condividere le esperienze con lui, non mi pesa.

Ora, ad esempio, c’è questo giorno della settimana in cui il marito è fuori la sera, ed io ne ho approfittato per fissarlo come giorno di “uscita con l’amica”. Ne approfitto… non amo uscire lasciando il marito a casa, non voglio sacrificare il già scarso tempo  che abbiamo in famiglia.

Comunque sia, c’è questa serata tra amiche…

Ora, probabilmente quasi tutte le mamme (almeno quelle che conosco) lascerebbero – magari anche a ragione – il bimbo dai nonni per svagarsi un po’… beh, non io… lui è molto legato alla mia amica ed usciamo tutti e tre, ce ne andiamo in qualche sala da thè e la serata scorre piacevolissima: facciamo qualche “selfie” perchè a lui diverte tanto, e poi lui se ne sta a giocare tranquillo per i fatti suoi mentre noi abbiamo tutto il tempo di chiacchierare e rilassarci.

E va bene così.. anzi, penso non mi divertirei altrettanto sapendolo parcheggiato dai nonni, per quanto lui possa stare bene e divertirsi anche lì… mi piace che partecipi, che veda cose, conosca persone, sperimenti….

 

Rimani in silenzio al tuo posto

Ci ho pensato a lungo… e sono giunta alla conclusione che questo sarebbe  l’unico modo di recuperare una parvenza di rapporto con mia madre.

Infondo, fino a quando le cose andavano bene?

Fino a quando appunto io ero totalmente plasmata da lei, assoggettata alle sue influenze in ogni cosa. Fino a quando anche il mio carattere non era che un riflesso del suo.

Perchè lei è così… è una di quelle persone talmente insicure che hanno bisogno di imporre il proprio modo di essere al mondo. Di sentirsi le migliori, di rendersi utili per il solo piacere di essere necessari agli altri e la soddisfazione di aver influito sugli altri.

Ho sempre pensato il suo fosse un ego smisurato… invece ora, a mente lucida, mi rendo conto che il suo ego è piccolo piccolo ed alla continua ricerca di conferma. E ora, a mente lucida, riesco anche a provare compassione…

E allora penso che potrei, forse, assecondarla un po’. Non aderire davvero, come facevo una volta, ma fingere… rimanere in silenzio e lasciare che si nutra dell’illusione di essere la migliore, l’unica, l’indispensabile.

Vorrei.

Sarebbe bello.

Tutta questa tensione svanirebbe… eppure non sono sicura di esserne capace.. non l’ho ancora finita, la mia tardiva ribellione adolescenziale. Ho ancora bisogno di staccarmi da lei, di combattere per esistere come entità distinta, di affermare me stessa… al punto che non lo so, se riuscirei a reprimere le mie reazioni, le mie pulsioni di autoaffermazione…