Il sacerdote felice

Abbiamo cambiato chiesa, ultimamente andiamo a messa da un frate francescano. Un amico di lunga data di mio marito, giovane, laureato in psicologia.
Quello che mi colpisce, in lui, e lo ripete sempre anche ai fedeli, è la gioia con cui celebra la messa.. e non intendo solo il fare scherzoso, la battuta di spirito… ho notato, ad esempio, che mentre recita le preghiere ride… giuro, si sente la vibrazione tipica della voce di chi sta sorridendo e il respiro “sospirato” di chi quasi ride.
Ed è bellissimo.
Ed io la invidio, la sua gioia, perchè è questa che mi manca.. perchè quando sfiori gli Dei è una festa e ti senti riempire e sei grato.. eppure, non riesco a provare questa sensazione. Provo completezza, gratificazione, esaltazione, respiro, purificazione. Ma gioia mai… mai nella religione e poco nelle cose quotidiane.. e non me ne spiego la ragione… E’ come se ci fosse una porta chiusa, una tenda che impedisca alla mia anima di godere delle cose, come se fossi un po’ spenta..

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Strani momenti di felicità

Ho passato un weekend al buio, pieno di momenti preziosi che non ho saputo assaporare… siamo stati ad una mostra su Paperino, abbiamo passeggiato per il borgo, siamo stati al mercato.. ed io ero infelice… era come se non mi bastasse, o se non riuscissi ad afferrare il momento. Una frenesia. Incapace di essere lì ed ora. E poi a casa guardavo fuori dal balcone il verde smeraldo che brillava al sole e mi attirava fuori, smaniavo…
Qualcosa che scalpitava dentro di me, qualcosa che voleva ma non sapeva neanche lei cosa..
Poi la settimana è ripresa.. ed eccomi lì, seduta nella sala d’attesa del medico. Scorrevo con lo sguardo le persone sedute, le mattonelle del pavimento, sentivo le voci. E mi sono sentita felice, lì, nella mia vita.
Ed ancora a casa, ero lì che pulivo la cucina e mettevo la lavastoviglie e di nuovo quella sensazione di pienezza, quasi di gioia.
Cerco di comprendere, ma onestamente fatico…
E’ come se il piacere, o la ricerca del piacere, mi rendessero infelice per ingordigia, mentre quando non c’è nulla da afferrare, allora si riesco ad acquietarmi ed a godere del viaggio…

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