Il Trono di Spade e me (contiene spoiler)

Il Trono di Spade è giunto alla sua naturale conclusione.
Daenerys, com’era prevedibile, è morta. Come è morta la mia Elfaba nel libro di Maguire.
Ed io sono qui che rifletto.
Mi innamoro sempre di questi personaggi, di queste donne spezzate, di queste donne che si vestono di solitudine e forza ma combattono solo con la loro disperazione. E poi si spengono come fiammelle perché loro sono fragili ed il mondo è troppo difficile ed allora è più facile crollare.
Le amo, mi identifico in loro, partecipo del loro sacrificio.
Sono il mio mito fondante, il mio “Gesù personale”, la figura in cui esorcizzo la mia disfatta personale…

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I’m back

Sono tornata, dopo tempo immemore.
Come svegliarsi da un sogno, un incubo… Mi sento ancora intorpidita, stordita, mentre il sogno già si fa distante con le sue immagini confuse.
Sono tornata.
Se penso a me stessa, mi vedo di nuovo, mi vedo com’ero quindici anni fa, mi vedo come sono.
Porto di nuovo ingombranti collane rumorose a forma di luna e lunghi orecchini.
Sono ancora arrabbiata, ma meno, come un potente sedativo che sto iniziando a smaltire…

Vecchia e nuova

Tutto quel torpore, quel lacerarsi dentro, mi ha portato a toccare quell’estremo che temevo non avrei mai raggiunto.
E la scorsa notte, l’ho fatto.
Fame d’aria, la mia, disperazione… Ed ho fatto quello che per tanto tempo avevo rimandato.
Quell’incantesimo di trasformazione che ad ogni luna piena soffocavo dentro di me, utilizzando palliativi per non esprimere il desiderio vero.
Nel calderone, come simbolo della trasformazione, ci ho messo di tutto. Tranne quello di cui davvero avevo bisogno, censurato ai miei stessi occhi.
E stanotte è accaduto, naturalmente, senza paura o esitazione. Sono andata in corridoio, ho sfogliato sicura l’album.
Stanotte, nel calderone, c’era una foto… La foto della mia laurea, in piedi nel salone in legno dove ho festeggiato, lunghi boccoli rossi e quella gonna tanto cercata… A ruota, lunga alle caviglie, marrone con ricami d’oro e orlata d’oro e pizzo nero. Che gioia comprarla, indossarla…
Stanotte l’energia è stata nuova: non avevo mai sentito il desiderio caricare tanto le mie intenzioni, non ho mai avuto tanta volontà. E ho avuto visioni, durante l’incantesimo, dei flash… Ho visto la mia mano su una maniglia, aprire una porta che sapevo chiusa. Forse la stessa che nelle mie trance della memoria non sono mai riuscita ad aprire. Ho visto l’immagine dell’uomo che mi ha cambiata, inclinata dentro, sgretolarsi e diventare cenere, e per la prima volta mi sono sentita libera da lui. Ho visto me attraversare uno specchio, come un velo d’acqua, ed uscire dall’altra parte.
Oggi sono nuova. Oggi sono vecchia.

Immagini di me

Non mi piace. Quello che sono diventata, quello che vedo nello specchio.
Vorrei portare gonne lunghe, mi piacciono tanto, e foulard svolazzanti…
C’è stato un periodo della mia vita, all’università, nel quale se ci penso mi riconosco. Lo ricordo come un periodo vero, uno in cui forse mi stavo trovando… portavo boccoli rossi, spesso gonne svolazzanti, grandi borse e tanti libri, musica nelle orecchie e notti da pensare.
Poi non lo so…Ho cambiato università, ho perso il mio non – amore, ho incontrato persone sbagliate… Non lo so, ho cambiato direzione.Ed ora sono qui, nei miei jeans viola, a ricordare immagini che profumavano di buono ma senza il coraggio di cambiare.
Cambiare vuol dire sorprendere, costringere gli altri a rivedere l’immagine di te. È una cosa che mi ha sempre spaventato, per questo ho sempre usato momenti clou (come i cambiamenti di ciclo scolastico) per cambiare me… Ma ora di questi momenti non me ne si preparano più, ed io sono qui bloccata nel mio bozzolo…

Ricordi svuotati

L’intento era di liberarmi di questa malinconia del passato che mi accompagna praticamente da sempre… Avevo sentito che c’era qualcosa di diverso…
Ed infatti quel rituale che ho fatto la settimana scorsa, quello molto “ispirato”, ha avuto effetti portentosi.. forse troppo, forse non ero pronta.. attenta a quello che desideri, diceva qualcuno…
E adesso?
Adesso mi ritrovo che se anche volontariamente vado a cercare luoghi, persone, situazioni della mia storia a cui sono legata le percepisco come immagini non mie, distanti ed asettiche… mi ci attardo anche ma nulla, nessuna stretta al cuore, nessun rimpianto…
Come mi sento?
Non saprei.
Mi sento libera, finalmente leggera… senza più fardelli sul cuore inizio a spiegare le ali e respirare a pieni polmoni.. però… però vacillo, mi sento fuori equilibrio. Perchè io ho sempre fondato tutto il mio essere sul passato, a quello ancoravo la mia anima e le mie sensazioni. Ora sono un po’ smarrita, sono un palloncino scivolato via dalle mani di un bambino che esplora il cielo immenso ma non sa bene disegnare la rotta…

Meditazione di Ecate

Meditazione di Ecate.. era tanto che non tornavo da lei.
E, questa volta, era tutto diverso…
Per la prima volta mi vedevo per come sono, non idealizzata, con tanto di occhiali…
Sono arrivata alla caverna, e l’ingresso era un abisso nel quale mi sono gettata senza paura, nel ventre molle della Madre.
E, anche lì, era tutto diverso… tutto molto “etnico” direi: acchiappasogni, piume, tappeti.
Il percorso che sto facendo sta cambiando le cose, sto comprendendo il senso di darsi una forma, un’immagine simbolica ma definita di sè, di usare le forme e le prassi per orientare lo spirito in una direzione.
Entrare nel calderone, questa volta, è stato brutale… la sua mano che mi teneva sotto l’acqua, la mia anima che soffocava.. e sono tornata nel regno dei ricordi… ho rivisto tutta la mia storia, tutto il mio passato, ed ho compreso che dovevo staccarmene. Ho capito che continuo a vivere in un eterno passato, come se la mia infanzia, l’adolescenza, e tutte le mie storie di ieri fossero ancora qui, vive e presenti.
Quando sono riemersa, Ecate mi ha avvolto in pelle di serpente e mi ha dato il falcetto… mi ha chiesto se fossi davvero pronta, ed io per la prima volta in vita mia lo ero davvero. Ed ho tagliato, ho chiuso, ho superato.
Mi sembra ancora di sentire la sua voce, mentre io ero lì, nuova, a guardare la vallata da una fessurazione del dirupo. Sento ancora la sua voce: “Dimentica ciò che eri, diventa ciò che sei”

Sono io

Leggo questo blog, mi rivedo riflessa in ogni post come in uno specchio, anzi in un torrente limpido di acqua viva.

E mi vedo bellissima… davvero, non c’è nulla che cambierei…

E allora perchè, fuori da qui, tutto è diverso? Perchè il torrente diventa torbido ed io non ci sono più? Quello che dico, ogni singola cosa che faccio… persino i miei stessi pensieri non sono più miei. In me, tutto diventa cattivo, rancido quasi.. sterile..

Spesso penso che, involontariamente, lo faccio per proteggermi: chiudo Rain dentro di me, a chiave, perchè nessuno possa farle del male.. un po’ come quei genitori troppo apprensivi che precludono la vita ai propri figli nel tentativo di preservarli dai mali del mondo. ma che succede, a quei ragazzi, se non di appassire e svanire divenendo ombre?

E Rain, ogni giorno muore un po’… apro le finestre della sua stanza, quando sono sola con me, e le permetto di respirare a pieni polmoni aria tersa, ma poi richiudo tutto a doppia mandata detestando me stessa per ogni giro di chiavistello.

Eppure, non riesco a farne a meno…

Cercarsi. Trovarsi.

A volte, i miei occhi si posano sulle cose di sempre: gli spazzolini e i dentifrici sulla mensola del bagno, il libro e la crema per le mani sul mio comodino… è rassicurante, è la dimensione della mia vita…

In questi giorni mi sono lasciata avvolgere dalle emozioni e, lì infondo, ho trovato me stessa… e la cosa sorprendente è che non c’era necessità di cercare a lungo: era tutto già lì, nascosto in piena luce.

Mi rendo conto che tutta questa smania di “uscire”, di essere me stessa, era in realtà brama di essere qualcosa d’altro, di aderire a modelli precostituiti che mi sono sempre piaciuti. Mi rendo conto che l’insoddisfazione non veniva dal non essere “io” ma dallo sciocco inseguire qualcosa di diverso.

Sono sempre stata me… i miei gusti, i miei desideri, le cose che faccio e non faccio (e non quelle che vorrei desiderare). Sono sempre stata qui.

E anche di quegli aspetti che tanto mi piacciono e anelo, anche di quelli ho già in me piccoli frammenti: basta lasciare andare l’onda, e di tanto in tanto fanno capolino anche loro…

Differente

Ho 35 anni, e sono differente.

Lo sapevo già, quando, prima di nascere, a mamma si sono rotte le acque ed io mi sono rifiutata di uscire: ne porto ancora il ricordo addosso, anche se troppo spesso ne dimentico il significato.

Ero differente da bambina, quando appena scolarizzata ho iniziato a scrivere poesie in cui echeggiava già un’insensata nostalgia. Ero differente quando, già allora, preferivo la notte e la luce della luna e sognavo di andare.

Ero differente quando, trasferita in un paese che non era il mio, alla naturale inclinazione si aggiunse il divario culturale.

Ero differente da adolescente, quando sul mio diario di scuola non c’erano le canzoni del momento ma poesie di rimatori antichi. Ero differente quando ci provavo, a seguire il culto sopravvalutato della socializzazione, ma tutte quelle cose non mi interessavano davvero ed era uno sforzo immenso da fingere. Puntualmente fallimentare.

E lì, ho iniziato a sbagliare, quando da differente ho iniziato a sentirmi sbagliata e mi sono chiusa dentro.

Né me stessa, né come le altre persone, lì è iniziato il mio calvario.

Eppure, ho continuato ad essere differente.

Ero differente quando feci della luna e del cielo i miei Dei.

Ero differente quando ho provato ad avvicinarmi a cammini spirituali che sembravano assomigliarmi, ma non erano mai i miei davvero. Ero differente da tutte quelle persone “libere” che si rinchiudevano in nuovi dogmi.

Nonostante tutto questo, ho deciso di cedere alla tentazione di amare, di avere una famiglia…. Una felicità da pagare, forse, a caro prezzo.

Sono differente anche se adesso, moglie e madre, mi ritrovo a seguire le strade più battute, ad omologarmi al pensiero ed alla prassi comune. Per non trascinare anche loro nella mia eccezionalità… proprio ora che non mi sentirei più sbagliata, che avrei il coraggio di essere libera.

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