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L’uomo senza sogni

Giorni fa ho fatto un sogno, che mi ha lasciata sgomenta, perduta…
Ero con lui, l’uomo dei sogni, eravamo fidanzati. C’erano altre persone, una specie di punto di raccolta… c’era uno scatolone, e chi vi avesse messo un pacco di pasta si sarebbe proposto volontario per una qualche missione. Io gli dicevo che se lo avesse fatto me ne sarei andata…
Ricordo lui che mette il pacco nello scatolone, io che vado via. Io da sola che gli mando un messaggio, lui che non risponde.

Mi sono svegliata smarrita, svuotata, persa… Nei giorni successivi ho provato a raggiungerlo ma non ci riesco più. È come se se ne fosse andato, per sempre questa volta.
E non riesco a non pensare che questo senso di liberazione, di quiete dell’anima, sia questo… libera da lui, dagli aneliti che mi aveva messo dentro… Come che il mio salvatore, senza volerlo, mi avesse divorato l’anima per tutti questi anni…

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Male non sto

L’estate scivola via veloce, senza quasi che me ne accorga.
A volte si va al mare, ma il maltempo non sempre lo permette ed è comunque stancante arrivarci.
Di sera non sono uscita quasi mai a prendere un gelato, mettere un bel vestito.. mi sono anche dimenticata di andare al Festival, quest’anno.
Non sono più le estati di tanti anni fa, e già la vedo finire, sfumare fra le dita… e sento di averla sprecata, di non averne goduto.
Però.
Però male non sto, anzi.
Gioco col mio bambino, quando non fa troppo caldo usciamo, non ho sempre la presenza ingombrante di mia madre come in inverno… forse me la sto godendo, l’estate.
E’ davvero quello che desidero? Il mare, le uscite, l’immagine di un’estate da cartolina? O non è piuttosto quello che ho imparato a desiderare? Non è forse quella vocina che mi dice di fare le cose prima che sia tardi, prima di non poterle fare più, prima dei rimpianti, anche se magari in quel momento ho altre voglie?
Oggi ero sul viale con mio figlio. Pensavo a Parigi, agli Champs Elysées, alla mia nostalgia.. e poi ho guardato gli alberi, le montagne, la quiete intorno, e mi sono sentita felice.
Forse quello che credo di desiderare non è quello che desidero davvero, forse anche la mia mente è viziata da stereotipi e nenie imparate a memoria.
Scrivo poco, non pratico più da tempo: è come se il mio cervello e la mia anima fossero in pausa, come in vacanza, ed anche se quella vocina mi dice che è sbagliato, che dovrei, che vorrei.. io, male non sto…

Famiglia

Entro in sala col piatto in mano.
La nonna è venuta con noi a fare la spesa e poi è rimasta a cena.
C’è confusione stasera… Il bambino ride e parla ad alta voce, la nonna rifila di nascosto i bocconcini di mozzarella al papà, le luci sono tutte accese…
E respiro questo momento a pieni polmoni, lo respiro come immagino lo respiri il mio bambino, come lo immaginavo quando la bambina ero io e che festa le rare volte in cui mi si schiudeva davvero!

Vita ed immagini

Una bella giornata di sole, un piccolo prato verde smeraldo, un bambino, il suo papà ed un pallone.
Sono distesa sull’erba, guardo i miei uomini giocare: sono sempre stata un’ottima spettatrice… anzi, mi sembra che guardando la vita scorrere io riesca ad assaporarla di più che essendoci immersa. È sempre stato così… I ricordi più belli sono immagini impresse… Forse è qui la ragione, che vivo di immagini…

Ho sentito l’odore del porto

Questa mattina abbiamo avuto un assaggio d’estate…
Le finestre aperte, le serrande semi-abbassate per non far entrare le mosche…
Ho sistemato le sedie sul terrazzo e ci siamo messi a giocare a carte lì, io e il mio bambino.
E sono tornate folate di ricordi…
I pomeriggi d’agosto al mare, durante le vacanze, quando dopo la mattinata in spiaggia dovevi per forza dormire per poi andare a prendere un gelato la sera, e si stava tutti in mutande nel lettone. Ricordo che strane sagome facevano i rami degli alberi proiettando la loro ombra sulla parete, mentre aspettavo di addormentarmi…
La festa del paese, negli anni del ginnasio: vestirsi carina ed uscire con gli amici, andare a zonzo tutta la sera, e quella compagna che partecipava alla processione e voleva essere vista…
Le passeggiate, di notte, sulla spiaggia.. sedersi sui lettini o sull’altalena, e quegli orrendi profumi al gusto di caramella che ci piacevano tanto…
Pochi, felici ricordi di quel periodo della mia vita, di quella parentesi attraversata di fretta…
E per un attimo, mi è sembrato persino di sentire l’odore del porto.. la salsedine, i ristoranti di pesce, le soste sul camminamento dell’alto muro che divideva il porto dalla costa perchè dovevamo stare lontane da tutto e da tutti…

Adesso il cielo è tornato grigio. I ricordi non hanno più odori, sono sfumati.

Però, giuro, ho sentito l’odore del porto…

Meditazione di Ecate

Meditazione di Ecate.. era tanto che non tornavo da lei.
E, questa volta, era tutto diverso…
Per la prima volta mi vedevo per come sono, non idealizzata, con tanto di occhiali…
Sono arrivata alla caverna, e l’ingresso era un abisso nel quale mi sono gettata senza paura, nel ventre molle della Madre.
E, anche lì, era tutto diverso… tutto molto “etnico” direi: acchiappasogni, piume, tappeti.
Il percorso che sto facendo sta cambiando le cose, sto comprendendo il senso di darsi una forma, un’immagine simbolica ma definita di sè, di usare le forme e le prassi per orientare lo spirito in una direzione.
Entrare nel calderone, questa volta, è stato brutale… la sua mano che mi teneva sotto l’acqua, la mia anima che soffocava.. e sono tornata nel regno dei ricordi… ho rivisto tutta la mia storia, tutto il mio passato, ed ho compreso che dovevo staccarmene. Ho capito che continuo a vivere in un eterno passato, come se la mia infanzia, l’adolescenza, e tutte le mie storie di ieri fossero ancora qui, vive e presenti.
Quando sono riemersa, Ecate mi ha avvolto in pelle di serpente e mi ha dato il falcetto… mi ha chiesto se fossi davvero pronta, ed io per la prima volta in vita mia lo ero davvero. Ed ho tagliato, ho chiuso, ho superato.
Mi sembra ancora di sentire la sua voce, mentre io ero lì, nuova, a guardare la vallata da una fessurazione del dirupo. Sento ancora la sua voce: “Dimentica ciò che eri, diventa ciò che sei”

Premonizioni

Quand’ero bambina, c’era un disegno che facevo spesso… una sua versione, in particolare, ricordo con straordinaria nitidezza. Lo avevo fatto su un grande cartellone…. l’immagine, era sempre la stessa: un’immensa distesa di prato verde, sullo sfondo il profilo delle montagne che si inseguivano e si accavallavano, e lungo il pendio un gruppo di case sparse, tutte raggomitolate intorno ad una piccola chiesa con l’alta torre del campanile.

Vivevo in una Capitale europea, eppure quell’immagine era curiosamente radicata dentro di me.

Ora sorrido…

Sorrido ogni volta che percorro in auto la strada per rientrare nel piccolo paese in cui vivo, un paese di cui tutta la mia famiglia ignorava l’esistenza, e mi scorre davanti agli occhi il profilo nitido delle colline, uno sparuto gruppo di case abbarbicate nel verde e lì, proprio al centro, la chiesa col suo bel campanile…