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La mamma di sabbia

Sono al mare, sul bagnasciuga…. giochiamo con le formine a fare sculture di sabbia da distruggere annaffiandole. Sono coperta di sabbia bagnata, praticamente lercia, e so già che stasera me la ritroverò anche nel costume.
Alzo gli occhi, mi guardo intorno… Sono l’unica. Vedo altre mamme: per lo più sono in piedi, a guardare i loro figli… tutt’al più sedute, quasi rannicchiate, su un asciugamano non troppo vicino alla riva.
Non lo so, non capisco…Io un figlio l’ho fatto per questo, è questo che sognavo fin da bambina: giocare, stare insieme, fare cose, essere complici.
Crescerà, avrà le sue cose da fare, e magari, chissà, l’abitudine di questi momenti gli darà la voglia di passare ancora un po’ di tempo con me.
Per ora, non posso fare a meno di chiedermi che lo fai a fare, un figlio, se non per condividere momenti?

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Viaggio nella memoria

Qualche sera fa ho ripreso un esercizio che non facevo da tempo: la trance della memoria… così tanto tempo che non l’ho trovato nemmeno scritto nel mio Libro delle Ombre, ma sono dovuta andare a cercarlo fra i primissimi appunti dei miei inizi.
Io col passato non sono mai andata in pare, forse è per questo.
Comunque sia, appena iniziato ho capito subito che qualcosa non andava… c’era molta nebbia, ed io avevo un’inspiegabile paura, mentre il sentiero mi portava a fondo in angoli bui.
Arrivata a destinazione, ho aperto qualche porta, visto immagini che ricordavo già, ma ce n’era una… una che non riuscivo ad aprire, nemmeno forzandola. Dicono che sia un ricordo per il quale non si è pronti, di desistere.. ma io sono testarda e naturalmente ho perseverato. Ho invocato Ecate mia custode e, con la sua mano sulla mia, sono riuscita ad aprire…
Era il ricordo di me “mammona”, di me che fino alla quinta elementare ho preteso che mamma dormisse con me nel lettino, a tal punto che persino una volta in cui venne una mia amichetta a dormire da lei ho preteso che, una volta che si fosse addormentata, mamma venisse nel mio letto. Era un ricordo che aveva in sè una consapevolezza… tutto questo mio attaccamento a lei, in questo e non solo… la verità, scopro, è che non volevo che lei stesse con me ma volevo “semplicemente” tenerla lontana da mio padre. Per difenderla, per paura che le facesse del male…
Non so perchè avessi così paura: è una consapevolezza che anzi mi ha fatto bene, mi ha dato forza…
Ad ogni modo, sono uscita da quel ricordo. Ero serena, quando ho visto una porta piena di luce… Fiduciosa mi sono avvicinata, ho aperto.
Ero su un grande prato, il mio cagnolino correva felice con la lingua di fuori e l’espressione “sorridente”.
E sono rimasta lì.
Abbiamo giocato a lungo, ho accarezzato le sue orecchie coi peli riccissimi quasi avesse il “frisè”, abbiamo giocato a rincorrerci e lui mi faceva le poste con le zampe larghe e il ventre appiattito a terra, li ho fatto i grattini sulla pancia…
Sono rimasta lì. E ho avuto paura, dico davvero, quando la mia mente è stata attraversata da un pensiero: volevo rimanere, non volevo più tornare indietro. La mia vita, mio marito, mio figlio.. in quel momento, giuro, sarei rimasta lì per sempre.
Non so come ne sia uscita, probabilmente mi devo essere addormentata perchè non ricordo di essermene andata. Ed anche se ora trattengo a stento il pianto, è stato un momento felice come non ne avevo da tanto tempo..

Vomitare parole

Alla fine ce l’ho fatta.. complice la luna, il mio percorso interiore.. così, senza apparente motivo, dopo l’ennesima mia reazione aggressiva, anzichè mettere tutto a tacere ho vomitato tutto…
Le ho detto tutto…
Ho detto a mamma quanta rabbia covo dentro, di quanto io senta costantemente il bisogno di difendermi da lei, di come abbia vissuto tutta la mia adolescenza nella sua ombra e nel suo riflesso, di quanto disperatamente tutt’ora io lotti per essere me stessa, lontano da lei, fuori da lei.
Ovviamente, nonostante abbia promesso di “far più caso” al proprio comportamento, non ha capito nulla o semplicemente non riesce ad essere diversa da com’è… troppo debole, lei, troppo piccola per non sentire il bisogno di imporsi su tutto e su tutti.
Però, almeno, alla fine, ho detto tutto.. e mi sembra davvero la fine, come se almeno per me la storia si sia conclusa… ora lo sa, ora non devo limitarmi a mandarla al diavolo.. ora lo sa, ed un po’ di tutto quel rancore sembra essersi disciolto in acqua e sale… ora lo sa ed io, curiosamente, mi sento un po’ più libera dalla sua ombra…

Rimani in silenzio al tuo posto

Ci ho pensato a lungo… e sono giunta alla conclusione che questo sarebbe  l’unico modo di recuperare una parvenza di rapporto con mia madre.

Infondo, fino a quando le cose andavano bene?

Fino a quando appunto io ero totalmente plasmata da lei, assoggettata alle sue influenze in ogni cosa. Fino a quando anche il mio carattere non era che un riflesso del suo.

Perchè lei è così… è una di quelle persone talmente insicure che hanno bisogno di imporre il proprio modo di essere al mondo. Di sentirsi le migliori, di rendersi utili per il solo piacere di essere necessari agli altri e la soddisfazione di aver influito sugli altri.

Ho sempre pensato il suo fosse un ego smisurato… invece ora, a mente lucida, mi rendo conto che il suo ego è piccolo piccolo ed alla continua ricerca di conferma. E ora, a mente lucida, riesco anche a provare compassione…

E allora penso che potrei, forse, assecondarla un po’. Non aderire davvero, come facevo una volta, ma fingere… rimanere in silenzio e lasciare che si nutra dell’illusione di essere la migliore, l’unica, l’indispensabile.

Vorrei.

Sarebbe bello.

Tutta questa tensione svanirebbe… eppure non sono sicura di esserne capace.. non l’ho ancora finita, la mia tardiva ribellione adolescenziale. Ho ancora bisogno di staccarmi da lei, di combattere per esistere come entità distinta, di affermare me stessa… al punto che non lo so, se riuscirei a reprimere le mie reazioni, le mie pulsioni di autoaffermazione…