Appartenere al mare

Il giorno in cui ho capito di appartenere visceralmente al mare, non è stato mentre ero lì, a viverlo ogni giorno come una parte della luce dei miei occhi.
E’ stato quando per qualche anno ne sono stata distante.. e non ne ho sentito la mancanza, giuro: era qualcosa che c’era stato e apparteneva al passato, una porta chiusa.
Finchè un giorno qualcosa, una canzone, un suono, non lo ha risvegliato. Ed ha portato alla mente immagini, sensazioni, emozioni.
E quel giorno, anzi quella notte, che non scorderò mai perchè è stata una rivelazione di consapevolezza, ho sentito dolore. Un vero, fisico, dolore lancinante nel petto, come rendersi conto all’improvviso che l’aria non c’è e annaspare.
Ecco, è così che ho capito di appartenere al mare…

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La mamma di sabbia

Sono al mare, sul bagnasciuga…. giochiamo con le formine a fare sculture di sabbia da distruggere annaffiandole. Sono coperta di sabbia bagnata, praticamente lercia, e so già che stasera me la ritroverò anche nel costume.
Alzo gli occhi, mi guardo intorno… Sono l’unica. Vedo altre mamme: per lo più sono in piedi, a guardare i loro figli… tutt’al più sedute, quasi rannicchiate, su un asciugamano non troppo vicino alla riva.
Non lo so, non capisco…Io un figlio l’ho fatto per questo, è questo che sognavo fin da bambina: giocare, stare insieme, fare cose, essere complici.
Crescerà, avrà le sue cose da fare, e magari, chissà, l’abitudine di questi momenti gli darà la voglia di passare ancora un po’ di tempo con me.
Per ora, non posso fare a meno di chiedermi che lo fai a fare, un figlio, se non per condividere momenti?

Giorni d’estate

È stata una giornata piena, vissuta, quella di ieri. Una giornata da sentirsi vivi, una giornata d’estate di tanti anni fa.
Siamo stati al mare tutto il giorno, il mare era mosso e ci siamo divertiti con le onde…e poi il cielo si è coperto di nuvole ed il mare con quei riflessi grigi è diventato ancora più bello.
Quando siamo tornati, abbiamo fatto in fretta una doccia e siamo andati a fare la spesa… Il tempo di sistemarla e cambiarci e siamo andati in pizzeria con amici che non vedevamo da un po’.. tavoli in giardino, piccola area giochi per i bambini, chiacchiere meravigliosamente inutili e partita a calcio balilla padri /figli.
Un giorno che sembra durato un’eternità, una vacanza…

E adesso sono qui, a stendere i panni nel silenzio di una mattina d’estate, la mente assorta nel frinire dei grilli, come a riappacificarmi con la mia quiete dopo una buffa ubriacatura…

Male non sto

L’estate scivola via veloce, senza quasi che me ne accorga.
A volte si va al mare, ma il maltempo non sempre lo permette ed è comunque stancante arrivarci.
Di sera non sono uscita quasi mai a prendere un gelato, mettere un bel vestito.. mi sono anche dimenticata di andare al Festival, quest’anno.
Non sono più le estati di tanti anni fa, e già la vedo finire, sfumare fra le dita… e sento di averla sprecata, di non averne goduto.
Però.
Però male non sto, anzi.
Gioco col mio bambino, quando non fa troppo caldo usciamo, non ho sempre la presenza ingombrante di mia madre come in inverno… forse me la sto godendo, l’estate.
E’ davvero quello che desidero? Il mare, le uscite, l’immagine di un’estate da cartolina? O non è piuttosto quello che ho imparato a desiderare? Non è forse quella vocina che mi dice di fare le cose prima che sia tardi, prima di non poterle fare più, prima dei rimpianti, anche se magari in quel momento ho altre voglie?
Oggi ero sul viale con mio figlio. Pensavo a Parigi, agli Champs Elysées, alla mia nostalgia.. e poi ho guardato gli alberi, le montagne, la quiete intorno, e mi sono sentita felice.
Forse quello che credo di desiderare non è quello che desidero davvero, forse anche la mia mente è viziata da stereotipi e nenie imparate a memoria.
Scrivo poco, non pratico più da tempo: è come se il mio cervello e la mia anima fossero in pausa, come in vacanza, ed anche se quella vocina mi dice che è sbagliato, che dovrei, che vorrei.. io, male non sto…

Ho sentito l’odore del porto

Questa mattina abbiamo avuto un assaggio d’estate…
Le finestre aperte, le serrande semi-abbassate per non far entrare le mosche…
Ho sistemato le sedie sul terrazzo e ci siamo messi a giocare a carte lì, io e il mio bambino.
E sono tornate folate di ricordi…
I pomeriggi d’agosto al mare, durante le vacanze, quando dopo la mattinata in spiaggia dovevi per forza dormire per poi andare a prendere un gelato la sera, e si stava tutti in mutande nel lettone. Ricordo che strane sagome facevano i rami degli alberi proiettando la loro ombra sulla parete, mentre aspettavo di addormentarmi…
La festa del paese, negli anni del ginnasio: vestirsi carina ed uscire con gli amici, andare a zonzo tutta la sera, e quella compagna che partecipava alla processione e voleva essere vista…
Le passeggiate, di notte, sulla spiaggia.. sedersi sui lettini o sull’altalena, e quegli orrendi profumi al gusto di caramella che ci piacevano tanto…
Pochi, felici ricordi di quel periodo della mia vita, di quella parentesi attraversata di fretta…
E per un attimo, mi è sembrato persino di sentire l’odore del porto.. la salsedine, i ristoranti di pesce, le soste sul camminamento dell’alto muro che divideva il porto dalla costa perchè dovevamo stare lontane da tutto e da tutti…

Adesso il cielo è tornato grigio. I ricordi non hanno più odori, sono sfumati.

Però, giuro, ho sentito l’odore del porto…

Il mare era così lontano…

E’ successo una notte, la scorsa estate.

Ero sul balcone, lo sguardo perso nell’immenso e nelle montagne. Ascoltavo “les  joggers sur la plage” di Biolay quando, all’improvviso, il ricordo del mare. La sensazione delle onde mentre camminavo sul bagnasciuga, il calore del sole, il rumore dello scialacquio… da quant’era, che non vedevo il mare?

Anni. 3 o 4 forse.

Io ci sono cresciuta, col mare. Da bambina ci andavamo ogni estate. Poi, dopo che ci siamo trasferiti, anche in inverno… e poi “l’estate” per me è iniziata a cominciare a maggio e finire a settembre.

Poi.. poi il mare un po’ più lontano (ma nemmeno tanto), il marito che non lo ama, il bambino piccolo.

Ed eccomi lì, una notte, con la sensazione di averlo perso per sempre, di non poterlo più ritrovare, perduto nei meandri del passato chissà dove. E nel petto un dolore forte, fortissimo, dilaniante… l’anima che soffocava.

E, il giorno dopo, al mare ci sono tornata. Con mamma. Abbiamo caricato la macchina e siamo tornate la sera…

E poi ci siamo andate ancora, e ancora… e me lo ricordo, quel primo giorno, come tornare a casa… guardavo le onde e me ne riempivo, come per la paura di perderlo, e il sollievo quando ha accarezzato i miei piedi incerti…

E il mare, all’improvviso, non era più così lontano…

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