Tag: Natale

A braci spente

In questi ultimi giorni, prima di togliere l’albero di Natale, l’ho tenuto spento.. una sensazione sottile difficile da descrivere: la sera, vedere il mio gigantesco albero al buio, era come riposarsi da un viaggio.. come il fumo e le braci rimaste dopo i fuochi di Yule (o Natale che dir si voglia).
Una sensazione di quiete, dopo i fasti e le luci dei giorni trascorsi.
Come quella luna nera, capitata proprio a ridosso della chiusura delle feste.. luna nera che ho celebrato, come non facevo da tempo: il cielo silenzioso, la candela accesa, il fumo che usciva denso e acre dal calderone, attraversava le mie mani ed impregnava di sè la stanza. Come a purificare, a rendermi nuova…

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Natale di

Natale di mattine passate in casa a fare giochi da tavola tutti insieme sotto l’albero, con le musiche natalizie alla radio.

Natale di Christmas Carol dei Muppets, e “che Dio benedica tutti quanti noi”.

Natale “tutti a dormire”, e “chissà se arriva Babbo Natale”.

Natale di nascosto, con la porta socchiusa, a mettere i regali sotto l’albero.

Natale “alziamoci subito”.

Natale “apriamo la porta del salone”.. Natale negli occhi sorpresi di un bambino, a contare i pacchi sotto l’albero.

Natale “wow il robot gigante”.

Natale in pigiama a giocare tutti i giochi.

Natale di cugini, e scambi di regali, e pranzo dai nonni.

Natale con un po’ di tristezza, perchè il fantasma del Natale presente è vero che invecchia velocemente e già lo senti lontano, trascorso mentre sta nel suo momento di maggior splendore.

Natale, il mio Natale… quello che mi sono meritato…

Natale arriverà

Se si potesse mandare un’immagine, indietro nel tempo, penserei a quella ragazzina che incartava regali da sola alla luce del suo piccolo albero di Natale, regali che poi sarebbero stati scartati in fretta e senza scintille.

E le manderei quest’istantanea, di me e del mio bambino, sotto al nostro grande grande albero illuminato, che impacchettiamo i regali che abbiamo comprato per i cuginetti e per il nonno mentre lui impara ad aiutarmi ed a mettere il ditino per tenere stretta la carta regalo dorata.

Gliela manderei per dirle “Cambierà, tieni duro, il Natale arriverà anche per te”.

E mi cruccio perchè non vorrei nemmeno più tornarci, col pensiero, a quei momenti, perchè finchè rimane viva in me questa sete di riscatto, questa sete di riprendermi quello che è mio, vorrà dire che una parte di me è ancora intrappolata lì, sente ancora quel freddo silenzio.

Però… abbiamo finito di incartare i regali, siamo sul tappetone in salone a fare un gioco di dadi, ed è tutto già passato, già lontano…

Schegge di Rain nel mondo

Di solito parlo molto, ma non dico niente… sono socievole ma non condivido.. resto in superficie. Non parlo delle cose che so – o che credo di sapere – e di tutto il poema di consapevolezze e frammenti di storia che brulicano dentro. Non sono cose che alla gente comune interessano, mi dico, ad ognuno il proprio orto.

Però ieri è capitato che sono entrata in un negozio di gadget natalizi, e mi sono messa a cercare fra i personaggi del presepe: sono alla disperata ricerca della Zingara, figura praticamente ignota e quindi introvabile.

La proprietaria, una donna del popolo la definirei, quando ha saputo cosa cercassi è rimasta interdetta e mi ha detto che non è nella tradizione… e allora, quasi sovrappensiero, le ho detto che si, che era nel presepe creato da San Francesco e che va messa vicino alla natività per annunciare la nascita di Gesù. E, chiedo venia, sono rimasta sorpresa che mi interrogasse: “Ma non sono in contraddizione?”, ed allora le ho anche spiegato che rappresenta appunto la transizione fra la vecchia e la nuova religione.

E mi sono sentita bene.. grata… come se per la prima volta nella sua vita Rain fosse esistita davvero, e mi rode dentro il tarlo che forse sono stata in errore per tutti questi anni e che un posticino per me, là fuori forse esiste..

Ti regalo il Natale

Ti regalo il Natale, bambino mio.. quel Natale che quando ero piccola io desideravo, anelavo, inventavo…

Ti regalo quel Natale che sognavo rimpinzandomi di commedie americane e musiche natalizie, annusando mercatini di Natale come fossero ossigeno e impacchettando regali da sola alla luce di un albero addobbato con finta allegria.

Ti regalo il Natale, e tu lo regali a me…

Venerdì sera abbiamo addobbato l’albero ascoltando canzoni di Natale mentre tu provavi ad appendere da solo le palline ai rami più bassi, e dopo abbiamo mangiato la pizza. Il giorno dell’Immacolata, siamo stati a messa in una chiesa vestita a festa, e poi a pranzo dalla nonna… e la sera, la sera siamo andati a teatro!

Stamattina, invece, a fare i regali di Natale tutti insieme… e per un attimo mi sono fermata a guardarci, tutti e tre, nelle luci  degli addobbi del centro commerciale, con la musica a tema di sottofondo, e ci tenevamo per mano con le braccia piene di buste e bustine colorate. Ho assaporato quel momento, l’ho respirato.. e ho smesso di osservarlo, il Natale, l’ho vissuto.

Lo vivo e lo assaporo senza ritegno, questo Natale, anche adesso che le dita corrono sulla tastiera mentre le pareti lilla del salone riverberano le luci colorate del nostro grande, grandissimo albero…

Gli ingranaggi della Ruota

In questi anni moderni in cui tutti sembrano avere fretta, in cui si trova frutta in ogni stagione e convivono sugli scaffali addobbi per ogni festività, io tengo l’orecchio ad ascoltare l’impercettibile “click” della Ruota del Tempo, danzo con essa.. e mi rassicura, riuscire ancora ad essere parte di qualcosa di più grande e più vero di questo mondo di polistirolo che mi hanno costruito intorno.

Il primo dicembre è arrivato con un freddo che penetra le ossa e un odore di neve… lontana, chissà dove.

E’ rassicurante quando il tempo si prende il suo tempo, e tutti gli ingranaggi della Ruta collimano perfettamente…  e così, sabato siamo andati a vedere le luminarie di Natale… la confusione, le luci, le musiche in sottofondo… inizio ad immergermi, lentamente, in questa nuova fase: il buio è già alle spalle, si intravedono i primi raggi di sole, ed io mi sento danzare l’eterna danza del tempo che trascorre.

E così, domenica abbiamo fatto il presepe, ci abbiamo messo l’intera mattinata,ed iniziato ad addobbare casa mentre il topo giocava col suo Babbo Natale cantante. E quel fantasmino di gomma che aveva voluto tenere dopo che abbiamo messo via gli addobbi di Samhain: sente anche lui, la Ruota girare…

Un tempo per ogni cosa, ogni cosa per il proprio tempo..

L’aria fredda gela le ossa… ed io sono viva…

Natale

E poi il Natale è arrivato, il mio Natale.

E’ arrivato il 24 mattina, ancora negli occhi le immagini e le percezioni del Sabba. E’ arrivato indossando un vestito un po’ etnico, di quelli che non metto mai ma che mi fanno sentire così bene.

E’ arrivato andando a messa, una messa tranquilla prefestiva assorta nei miei pensieri.

Natale era a casa della suocera, coi cuginetti a scatenarsi per tutto il pomeriggio in mille giochi e la tavola imbandita.

Natale era la notte, a mettere ordinatamente i pacchetti sotto l’albero perché facessero bella figura.

Natale era la mattina del 25, la porta del salone che si apre, l’albero acceso e tre grossi pacchi ad aspettare… Natale è un bambino che salta e dice “Non ci credo” pieno di emozione. Natale sono tanti giochi da giocare, Natale è indossare di nuovo il mio vestito etnico come una seconda pelle.

Natale è il pranzo dai miei, stranamente senza nervosismi o catastrofi o litigate o cattiverie gratuite…

Natale è stato… ma voglio tenerlo con me ancora un po’…