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Malinconie

Sento una tristezza dentro, incommensurabile. Non so da dove sia sgusciata. Si è insinuata, di soppiatto.
Stringe nel cuore una nostalgia strana, nostalgia di cose mai conosciute che nemmeno saprei tracciare a linee precise.
La luna si fa guardare, affacciata alle montagne… arrivano odori lontani di ricordi: il ricordo di attese e progetti passati.
Inquieta attraverso i corridoi della mia anima, apro porte, cerco qualcosa che manchi ma ogni cosa sembra al suo posto…

Ricordi svuotati

L’intento era di liberarmi di questa malinconia del passato che mi accompagna praticamente da sempre… Avevo sentito che c’era qualcosa di diverso…
Ed infatti quel rituale che ho fatto la settimana scorsa, quello molto “ispirato”, ha avuto effetti portentosi.. forse troppo, forse non ero pronta.. attenta a quello che desideri, diceva qualcuno…
E adesso?
Adesso mi ritrovo che se anche volontariamente vado a cercare luoghi, persone, situazioni della mia storia a cui sono legata le percepisco come immagini non mie, distanti ed asettiche… mi ci attardo anche ma nulla, nessuna stretta al cuore, nessun rimpianto…
Come mi sento?
Non saprei.
Mi sento libera, finalmente leggera… senza più fardelli sul cuore inizio a spiegare le ali e respirare a pieni polmoni.. però… però vacillo, mi sento fuori equilibrio. Perchè io ho sempre fondato tutto il mio essere sul passato, a quello ancoravo la mia anima e le mie sensazioni. Ora sono un po’ smarrita, sono un palloncino scivolato via dalle mani di un bambino che esplora il cielo immenso ma non sa bene disegnare la rotta…

Un vuoto che fa perdere l’equilibrio

Finalmente sono venuti a prendere il lettino con le sbarre… il topo dorme in camera sua, nel lettone da grandi, già da più di un anno, ma il lettino era rimasto ancora nella nostra stanza: è piuttosto ingombrante, difficile da portare giù… aspettavamo mio fratello per aiutarci a portarlo via, ma ovviamente con lui sono speranze gettate al vento come foglie secche d’autunno.

Poi ho trovato una signora che ne aveva bisogno e le ho proposto di venirselo a prendere, problema risolto.

Ora però, dopo tanti anni, entro nella mia camera da letto e la trovo così grande, troppo grande e vuota. E’ un vuoto che per un momento mi lascia stordita, persa… e mi sembra di vederla per un momento ancora lì, e vedo anche il mio bambino che si svegliava e si metteva in piedi nel suo lettino, appoggiato alle sbarre, e ci chiamava. Vedo la sua testolina piccola piccola che usciva fuori da quel “balcone improvvisato”.

E per un momento, provo nostalgia… nostalgia per tutti quei momenti vissuti e forse non troppo goduti, perchè quando sono piccini il tempo passa così in fretta e non è mai abbastanza.

Poi guardo il mio bambino grande, con la sua cameretta, il suo zainetto per l’asilo, i suoi giochi al pc, tutte le nostre conversazioni.. e mi manca anche lui, perchè il tempo corre ancora e lui presto sarà grande e non sarà più il mio topolino…

La rubrica telefonica

Ricordo, da bambina, il telefono fisso sul mobile dell’ingresso ed accanto la rubrica telefonica con la copertina fiorata… e ricordo che, nelle mie fantasie infantili, pregustavo il momento in cui avrei avuto la mia casa, e la mia rubrica vicino al telefono… non so per quale meccanismo della mente, associavo quella semplice immagine a un’idea di casa, di stabilità, di “avere un proprio mondo”.

Ma sono arrivata tardi, e la mia agendina nella borsa è solo una pallida imitazione: non ha quello stesso effetto accentrante  e rassicurante.

Sono arrivata tardi… non ce l’ho una grossa rubrica a tenere unite le fila dispersive del mio mondo. E non ho nemmeno un telefono fisso a bandiera della nostra casa…