Notre Dame de Paris

In ginocchio sul pavimento del salone, gli occhi sullo schermo, piangere a singhiozzi.
Il cuore della tua città che brucia… e sono i momenti in cui ti rendi conto che sei troppo maledettamente lontana da casa…

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Altre vite

A volte la capita, mentre faccio le cose più banali, di immaginare che questa vita la sto solo sognando.
Adesso mi sveglio, mi dico, sono in quell’altra vita… in quella che avrei avuto se non avessi scelto questa.. si, perchè c’è stato un tempo in cui avevo due opzioni distinte e contrapposte davanti a me. E non ho rimpianti, ma capita a volte di chiedersi come sarebbe stato.
Adesso mi sveglio, immagino.
E sono nella mia mansarda fra i tetti di Parigi, col suo soffitto spiovente. La mia mansarda piena di cose, e di colori, e di cuscini, e di tende, e di candele accese e profumi d’incenso. Ho un grande letto, proprio sotto a una finestrella che guarda al cielo, e lì sta sempre accovacciato il mio gattone nero.
Ho un piccolo computer portatile, mi serve per lavoro, e la mattina mi trovate quasi sempre in un bistrot, con le mie lunghe gonne e i miei foulard, a lavorare davanti a una tazza di thè. Nel tempo libero, passeggio per Pigalle.
Forse c’è un uomo, nella mia vita.
A volte passa la notte da me, ma non si ferma mai troppo a lungo: sono gelosa della mia libertà.
Poi però succede sempre che inizio a sentire la mancanza di mio figlio, e apro gli occhi, con la paura di non tornare più indietro…

Rues de mon Paris

Cuffie nelle orecchie, cambio le lenzuola… finalmente, dopo anni, ho di nuovo un lettore mp3… non so neanche perché me ne sia privata per tanto tempo, non so neanche perché i piccoli piaceri non me li concedo mai.

Monsieur Gainsbourg mi scorre nel sangue, mi fa sentire viva… oh, come mi sento viva e a casa quando m’immergo anima e corpo nella mia lingua! Come si affacciano in punta di piedi immagini della mia terra, delle mie strade! Mi sento a casa, come ci fosse davvero…

Ho smesso di chiedermi come sarebbe stato se, e serbo dentro questo piccolo vuoto, la mia piccola ferita che non rimarginerà mai…

Rues de mon Paris que vous êtes jolies

Même sous un ciel un peu gris

Tous vos noms charmants sont de vraies poésies

Que l’on apprend par cœur petit à petit

Di canzoni, di amore e di odio

Ogni volta che sento, per caso, la canzone vincitrice di Sanremo, per un attimo tutto torna ad offuscarsi.

E mi ritrovo di nuovo lì, quella sera, davanti alla televisione… rivedo le ambulanze, le voci, gli Champs-Élysées lacerati da lampi di luce. E ricordo distintamente quella sensazione, quell’unico impulso: uscire, salire sul primo aereo e tornare a casa… faceva male non esserci, faceva male starsene qui al sicuro. Come un senso, non so, di tradimento.

E ricordo che per giorni ho continuato a cantare quella strofa della Marsigliese, tagliente come una lama… “Entendez-vous dans les campagnes/ Mugir ces féroces soldats?/ Ils viennent jusque dans nos bras/ Egorger nos fils et nos compagnes!”. Ricordo che faceva male, e che continuavo a farmene di più perchè quel dolore sembrava annullare la stupida distanza.

Ogni volta che sento, per caso, la canzone vincitrice di Sanremo, penso che sono solo belle parole, e che io quella notte per la prima e unica volta nella mia vita ho scoperto cosa fosse l’odio…

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