Primo giorno d’estate

Adesso che non ho più un passato, facendo il cambio di stagione ho buttato via quel vestitino nero senza la minima remora… quello che tenevo dai tempi del liceo o forse prima perchè allora lo adoravo, e che pure se adesso era logoro e striminzito mi intestardivo a tenere “almeno per il mare” solo per non separarmene. Mentre sistemavo i vestiti estivi nell’armadio l’ho buttato via senza quasi pensarci, è stato facile.
Adesso che non ho più un passato, nel giorno del suo compleanno il pensiero si appoggia di sfuggita. Fruga nei ricordi, ma trova solo immagini piatte e senza più sapore.. ricordo con tenerezza quando feci la mia “dichiarazione”.. ormai l’università era finita, non lo vedevo più quindi non rischiavo più di perdere quegli attimi rubati che mi davano ossigeno, e fu allora che per il suo compleanno gli mandai su MSN la canzone “Buon compleanno” di Irene Grandi. Lui aveva ringraziato per gli auguri, ed allora io avevo capito che non aveva ascoltato il pezzo. Gli dissi di farlo.
Solo vagamente ricordo la sua reazione, credo fosse imbarazzato… non lo so, non ricordo, non è più la mia storia ormai…

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Vecchia e nuova

Tutto quel torpore, quel lacerarsi dentro, mi ha portato a toccare quell’estremo che temevo non avrei mai raggiunto.
E la scorsa notte, l’ho fatto.
Fame d’aria, la mia, disperazione… Ed ho fatto quello che per tanto tempo avevo rimandato.
Quell’incantesimo di trasformazione che ad ogni luna piena soffocavo dentro di me, utilizzando palliativi per non esprimere il desiderio vero.
Nel calderone, come simbolo della trasformazione, ci ho messo di tutto. Tranne quello di cui davvero avevo bisogno, censurato ai miei stessi occhi.
E stanotte è accaduto, naturalmente, senza paura o esitazione. Sono andata in corridoio, ho sfogliato sicura l’album.
Stanotte, nel calderone, c’era una foto… La foto della mia laurea, in piedi nel salone in legno dove ho festeggiato, lunghi boccoli rossi e quella gonna tanto cercata… A ruota, lunga alle caviglie, marrone con ricami d’oro e orlata d’oro e pizzo nero. Che gioia comprarla, indossarla…
Stanotte l’energia è stata nuova: non avevo mai sentito il desiderio caricare tanto le mie intenzioni, non ho mai avuto tanta volontà. E ho avuto visioni, durante l’incantesimo, dei flash… Ho visto la mia mano su una maniglia, aprire una porta che sapevo chiusa. Forse la stessa che nelle mie trance della memoria non sono mai riuscita ad aprire. Ho visto l’immagine dell’uomo che mi ha cambiata, inclinata dentro, sgretolarsi e diventare cenere, e per la prima volta mi sono sentita libera da lui. Ho visto me attraversare uno specchio, come un velo d’acqua, ed uscire dall’altra parte.
Oggi sono nuova. Oggi sono vecchia.

Ricordi svuotati

L’intento era di liberarmi di questa malinconia del passato che mi accompagna praticamente da sempre… Avevo sentito che c’era qualcosa di diverso…
Ed infatti quel rituale che ho fatto la settimana scorsa, quello molto “ispirato”, ha avuto effetti portentosi.. forse troppo, forse non ero pronta.. attenta a quello che desideri, diceva qualcuno…
E adesso?
Adesso mi ritrovo che se anche volontariamente vado a cercare luoghi, persone, situazioni della mia storia a cui sono legata le percepisco come immagini non mie, distanti ed asettiche… mi ci attardo anche ma nulla, nessuna stretta al cuore, nessun rimpianto…
Come mi sento?
Non saprei.
Mi sento libera, finalmente leggera… senza più fardelli sul cuore inizio a spiegare le ali e respirare a pieni polmoni.. però… però vacillo, mi sento fuori equilibrio. Perchè io ho sempre fondato tutto il mio essere sul passato, a quello ancoravo la mia anima e le mie sensazioni. Ora sono un po’ smarrita, sono un palloncino scivolato via dalle mani di un bambino che esplora il cielo immenso ma non sa bene disegnare la rotta…

Meditazione di Ecate

Meditazione di Ecate.. era tanto che non tornavo da lei.
E, questa volta, era tutto diverso…
Per la prima volta mi vedevo per come sono, non idealizzata, con tanto di occhiali…
Sono arrivata alla caverna, e l’ingresso era un abisso nel quale mi sono gettata senza paura, nel ventre molle della Madre.
E, anche lì, era tutto diverso… tutto molto “etnico” direi: acchiappasogni, piume, tappeti.
Il percorso che sto facendo sta cambiando le cose, sto comprendendo il senso di darsi una forma, un’immagine simbolica ma definita di sè, di usare le forme e le prassi per orientare lo spirito in una direzione.
Entrare nel calderone, questa volta, è stato brutale… la sua mano che mi teneva sotto l’acqua, la mia anima che soffocava.. e sono tornata nel regno dei ricordi… ho rivisto tutta la mia storia, tutto il mio passato, ed ho compreso che dovevo staccarmene. Ho capito che continuo a vivere in un eterno passato, come se la mia infanzia, l’adolescenza, e tutte le mie storie di ieri fossero ancora qui, vive e presenti.
Quando sono riemersa, Ecate mi ha avvolto in pelle di serpente e mi ha dato il falcetto… mi ha chiesto se fossi davvero pronta, ed io per la prima volta in vita mia lo ero davvero. Ed ho tagliato, ho chiuso, ho superato.
Mi sembra ancora di sentire la sua voce, mentre io ero lì, nuova, a guardare la vallata da una fessurazione del dirupo. Sento ancora la sua voce: “Dimentica ciò che eri, diventa ciò che sei”

Natale arriverà

Se si potesse mandare un’immagine, indietro nel tempo, penserei a quella ragazzina che incartava regali da sola alla luce del suo piccolo albero di Natale, regali che poi sarebbero stati scartati in fretta e senza scintille.

E le manderei quest’istantanea, di me e del mio bambino, sotto al nostro grande grande albero illuminato, che impacchettiamo i regali che abbiamo comprato per i cuginetti e per il nonno mentre lui impara ad aiutarmi ed a mettere il ditino per tenere stretta la carta regalo dorata.

Gliela manderei per dirle “Cambierà, tieni duro, il Natale arriverà anche per te”.

E mi cruccio perchè non vorrei nemmeno più tornarci, col pensiero, a quei momenti, perchè finchè rimane viva in me questa sete di riscatto, questa sete di riprendermi quello che è mio, vorrà dire che una parte di me è ancora intrappolata lì, sente ancora quel freddo silenzio.

Però… abbiamo finito di incartare i regali, siamo sul tappetone in salone a fare un gioco di dadi, ed è tutto già passato, già lontano…

Un vuoto che fa perdere l’equilibrio

Finalmente sono venuti a prendere il lettino con le sbarre… il topo dorme in camera sua, nel lettone da grandi, già da più di un anno, ma il lettino era rimasto ancora nella nostra stanza: è piuttosto ingombrante, difficile da portare giù… aspettavamo mio fratello per aiutarci a portarlo via, ma ovviamente con lui sono speranze gettate al vento come foglie secche d’autunno.

Poi ho trovato una signora che ne aveva bisogno e le ho proposto di venirselo a prendere, problema risolto.

Ora però, dopo tanti anni, entro nella mia camera da letto e la trovo così grande, troppo grande e vuota. E’ un vuoto che per un momento mi lascia stordita, persa… e mi sembra di vederla per un momento ancora lì, e vedo anche il mio bambino che si svegliava e si metteva in piedi nel suo lettino, appoggiato alle sbarre, e ci chiamava. Vedo la sua testolina piccola piccola che usciva fuori da quel “balcone improvvisato”.

E per un momento, provo nostalgia… nostalgia per tutti quei momenti vissuti e forse non troppo goduti, perchè quando sono piccini il tempo passa così in fretta e non è mai abbastanza.

Poi guardo il mio bambino grande, con la sua cameretta, il suo zainetto per l’asilo, i suoi giochi al pc, tutte le nostre conversazioni.. e mi manca anche lui, perchè il tempo corre ancora e lui presto sarà grande e non sarà più il mio topolino…

Ricordi in rosa

Ho comprato un paio di pantaloni rosa… era da tanto che non li avevo, dagli anni dell’università.

Li ricordo, quei pantaloni: ho anche una foto in cui li indossavo con cappellino e borsetta di lana lavorati a mano di mille colori e maglioncino rosa. Stavo andando a lezione.

Ricordo quegli anni.

Quelle aule quasi deserte, ricordo lui.

Non so cosa fosse.. ricordo la prima volta che la mia anima si incollò alla sua, era seduto nel cortile della facoltà e parlava di suo padre. Ricordo il suo maglione beige, lo ricordo in piedi davanti all’aula magna, ricordo quando arrivava da dietro e ti abbracciava forte.

Non so cosa fosse…

Ricordo che faceva male, ricordo che l’inquietudine nei suoi occhi era diventata la mia e volevo prendere su di me ogni fantasma… ricordo il suo sguardo smarrito che mi stringeva il petto.

Ricordo che pensavo si chiamasse amore, il più grande che avessi mai provato…

A pensarci ora, quegli anni sono molto confusi: li ho attraversati come non fossero miei, come non fossi io in quelle stanze a parlare con quelle persone. Ero lì ma non c’ero, percorrevo corridoi di luci e di discorsi come attraverso un vetro.. l’università era il mio zoo safari, e io la turista che osservava la fauna senza lasciarsi trasportare.

E poi c’era lui che era l’attrazione principale: bello da guardare, portava su di sé tutte le struggenti emozioni di un romanzo di formazione. Ecco, m’innamorai di lui come di un libro…

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