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Gli ingranaggi della Ruota

In questi anni moderni in cui tutti sembrano avere fretta, in cui si trova frutta in ogni stagione e convivono sugli scaffali addobbi per ogni festività, io tengo l’orecchio ad ascoltare l’impercettibile “click” della Ruota del Tempo, danzo con essa.. e mi rassicura, riuscire ancora ad essere parte di qualcosa di più grande e più vero di questo mondo di polistirolo che mi hanno costruito intorno.

Il primo dicembre è arrivato con un freddo che penetra le ossa e un odore di neve… lontana, chissà dove.

E’ rassicurante quando il tempo si prende il suo tempo, e tutti gli ingranaggi della Ruta collimano perfettamente…  e così, sabato siamo andati a vedere le luminarie di Natale… la confusione, le luci, le musiche in sottofondo… inizio ad immergermi, lentamente, in questa nuova fase: il buio è già alle spalle, si intravedono i primi raggi di sole, ed io mi sento danzare l’eterna danza del tempo che trascorre.

E così, domenica abbiamo fatto il presepe, ci abbiamo messo l’intera mattinata,ed iniziato ad addobbare casa mentre il topo giocava col suo Babbo Natale cantante. E quel fantasmino di gomma che aveva voluto tenere dopo che abbiamo messo via gli addobbi di Samhain: sente anche lui, la Ruota girare…

Un tempo per ogni cosa, ogni cosa per il proprio tempo..

L’aria fredda gela le ossa… ed io sono viva…

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Di candele, di Sole e di Streghe

Alla fine, abbiamo celebrato Yule con tutti i rituali del caso… ho chiesto a mio figlio se stasera mi avrebbe aiutato ad accendere una candela, e lui mi ha chiesto se facessimo la festa del fuoco (chiama così le celebrazioni, per via delle candele). E non ho potuto dirgli di no, era così eccitato.

Così, appena è sceso il buio abbiamo creato il Cerchio… e lui è stato bravissimo, partecipe… declamava cose senza senso, di sua iniziativa: è il suo modo di celebrare, ed è perfetto così.

Io?

Forse dovevo solo attendere di sentire addosso l’energia vibrante, averne coscienza, forse dovevo solo essere pronta. Ed ora lo ero, dopo le percezioni sottili della scorsa notte.

E non credo in vita mia di aver mai sentito tanto Potere scorrere.

Ho acceso il Sole, dentro di me. E brilla ancora.

E mentre guardavo la fiamma della candela, una voce dal profondo: “Devi solo uscire fuori”…

Notte di Yule

Ascolto la notte.

Il velo fra i mondi sembra non essersi ancora chiuso: sento una sorta di staticità nell’aria, un’attesa… il mondo dorme, in attesa del nuovo Sole.

Non ho celebrato Yule, non ci sono riuscita… non ne ho voglia, non ho voglia di impelagarmi nei soliti gesti, nei rituali, eppure dentro di me improvvisamente lo sto vivendo. Sento, vedo persino, l’energia fluire placida e dolce da me e fuori di me in uno scambio reciproco.

Mi cruccia solo non rendere partecipe mio figlio del momento celebrativo: è piccolo però il Cerchio gli piace, gli piacciono le candele… come gli faccio conoscere il mio mondo se è tutto interiore? Ma c’è tempo… c’è tempo per insegnargli a sentire… prima devo reimparare a sentire io.

E sento questa notte, densa e lieve al tempo stesso. La sento silenziosa, eppure non smette di bisbigliare. Guardo fuori… tutto dorme, di un sonno lieve che sogna sé stesso. È Yule, è il buio che prepara al risveglio, ed io lo sento vibrare.

Celebrare… o meglio onorare…

Manca poco al 21 dicembre, ed io non so che farò.

Estranea a condizionamenti e pratiche religiose, che ho provato a seguire ma dopo un primo entusiasmo diventavano puntualmente troppo stringenti…il mio legame col naturale (quello che poi molti, sorprendentemente, chiamano sovrannaturale), con lo scorrere ritmico del tempo,  mi avoca a sé e cresce il desiderio di celebrare questo nuovo sole che è lì e che nasce con tutto il suo carico di promesse e fertilità. Però non so come.

I riti che conosco, anche i più belli, sono stantii… sono gesti programmati a cui conformarsi e che non danno spazio all’anima di unirsi liberamente al divino.

Il semplice pensiero, o il contatto fisico e materiale con Natura, non mi è sufficiente.

Manca poco, ed io non so che fare.