Tag: spiritualità

Cosa volete dirmi?

L’infezione all’alluce si è aggravata improvvisamente nel giro di poche ore… Adesso è gonfio e rosso..
Ho la tosse da settimane, forte, da dare di stomaco…
Ma non è solo questo… piccole cose, certo, ma fatico a ricordare un momento della mia vita in cui fossi sana… Qualche dolorino di varia natura, infezioncine varie… inizio a pensare che non sono solo cagionevole. Io che credo che tutto abbia un senso, penso che c’è qualcosa… qualcosa che devo apprendere ma non comprendo, qualcosa che continuo a sbagliare.
Mi sento esausta. E smarrita.
Ne ho parlato con una sorella, mi ha aiutato a riflettere.
Sul fatto che non ho cura di me, ed è vero anche se ultimamente sto migliorando…
Sul fatto che non mi ascolto.
Il piede… Un passo che non riesco a fare… Ed ha senso anche questo anche se mi sembra di aver quantomeno preso una direzione…
Non lo so, ho paura di non saper ascoltare, ho paura della piega che può prendere questa cosa…

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Nel cerchio

Lo volete sapere davvero, cosa succede nel cerchio di una strega?
Mio figlio lo sa, ed è nel suo mondo…
E’ stato all’ultima celebrazione, all’equinozio di primavera.
Si è portato i suoi strumenti, ha voluto ripetere con me le preghiere e bruciare da solo il suo foglietto di “semina”.
Però, il vero cerchio è stato dopo.
Perchè c’è quel momento, quando hai finito tutte le azioni di rito, in cui rimani nel cerchio… è c’è silenzio, e ti senti completo e soddisfatto. L’aria e ferma. Stai seduto lì e assapori… il tempo si dilata e tu stai lì, ti rilassi, inizi a chiacchierare in un luogo sospeso dove non c’è fretta o distrazioni.
E’ stata la prima volta, per lui: siamo rimasti lì, a parlare della primavera, di cosa significa essere streghe e di tante altre cose che adesso non ricordo… e lui era a suo agio, in quel perfetto spirito di sospensione che il cerchio ti concede.
E siamo stati bene… è come lo immaginavo: indescrivibile camminare con qualcuno che ha il tuo stesso sangue, la tua stessa anima…

Il sacerdote felice

Abbiamo cambiato chiesa, ultimamente andiamo a messa da un frate francescano. Un amico di lunga data di mio marito, giovane, laureato in psicologia.
Quello che mi colpisce, in lui, e lo ripete sempre anche ai fedeli, è la gioia con cui celebra la messa.. e non intendo solo il fare scherzoso, la battuta di spirito… ho notato, ad esempio, che mentre recita le preghiere ride… giuro, si sente la vibrazione tipica della voce di chi sta sorridendo e il respiro “sospirato” di chi quasi ride.
Ed è bellissimo.
Ed io la invidio, la sua gioia, perchè è questa che mi manca.. perchè quando sfiori gli Dei è una festa e ti senti riempire e sei grato.. eppure, non riesco a provare questa sensazione. Provo completezza, gratificazione, esaltazione, respiro, purificazione. Ma gioia mai… mai nella religione e poco nelle cose quotidiane.. e non me ne spiego la ragione… E’ come se ci fosse una porta chiusa, una tenda che impedisca alla mia anima di godere delle cose, come se fossi un po’ spenta..

Lavorare sul karma

Ieri sono stata a un funerale.
Quando capita di trovare un sacerdote intelligente, un “sacerdote vero”, come dico io, è un piacere ascoltare l’omelia… un arricchimento, anche per me.
Non starò qui a riportare l’intero discorso, era una riflessione sul senso della vita in accezione cristiana.. ed io, come faccio sempre, ho usato gli spunti per avviare riflessioni mie personali. E sono tornata a casa rasserenata, quasi felice.
Ripensando agli inizi di questa mia esistenza, si è avviata sotto i peggiori auspici: sono stata piena, fino a non molti anni fa, di intuizioni che ero incapace di ascoltare e comprendere, di vuoti da colmare, inadeguatezze.. che karma terribile mi portavo dietro!
Ebbene, mi rendo conto che negli ultimi anni ho lavorato tantissimo sulla mia anima. Credo di aver trovato, ed inseguito, il mio dharma. Credo che, anche se di strada ce n’è ancora tantissima da fare, ho già dato una bella “ripulita” al mio karma. Credo che sto crescendo, evolvendo…
Credo, e da qui quella nuova sensazione di benessere, che la prossima vita inizierà sotto migliori auspici…

Carte in tavola

Non leggo spesso i tarocchi per me stessa.. non ne sento la necessità: di sapere, di chiedere.. e poi penso che la lettura sia sempre un po’ falsata dalle intenzioni personali.
L’altro giorno, però, propizie le energie del periodo, un giro l’ho fatto. Ed il responso, direi era lampante… e rassicurante, direi.
Mi hanno mostrato un passato impregnato sull’incapacità di cambiare e sull’estenuante razionalizzazione, la ricerca sul dominio delle cose.
Mi hanno mostrato un presente di ascolto dell’inconscio, dell’intuizione, dello spirito.. un periodo di propizia discesa nell’oscurità di me stessa e della conoscenza..
E il domani?
Il domani me lo hanno mostrato intriso di consapevolezza interiore e pienezza spirituale, pienezza che rafforza l’animo e la volontà. Ma anche, e questo conoscendomi è naturale e prevedibile, mi hanno mostrato l’assenza di un punto d’arrivo, di un traguardo raggiunto, perchè per me la metà si sposta sempre un tassello più in là…
Un responso che mi ha dato coraggio, tranquillità: forse sono sulla strada giusta, adesso… forse sto tornando a casa, a me…

Gli occhi sul cammino

Ieri è stata una giornata difficile… è venuto mio fratello, su cui stendiamo un velo pietoso.. nel pomeriggio siamo stati da mia cognata, poi la sera pizza..

Insomma, sono arrivata a sera molto stanca, poi marito era già a letto perchè nel salone avevo gli ospiti che dormivano sul divano.. però… però seguire il cammino mi fa star bene…

Ho fatto addormentare il bambino e poi lì, nel letto, mentre marito guardava la televisione, ho sistemato l’agenda con gli “eventi magici” della prossima settimana, poi ho preso il Libro delle Ombre e recitato le mie preghiere a Ecate Anziana: era il suo giorno, il giorno perfetto… e mi ha fatto stare bene…

Mi fa stare bene essere me stessa, disseminare la mia vita di piccole tracce, tenere gli occhi fissi sul cammino. Mi fa stare bene, soprattutto, scoprire che non c’è più separazione, che i due mondi possono fondersi e coesistere pacificamente come non avrei mai creduto possibile.

 

Anno nuovo, tempo vecchio

Non credo più nel Capodanno da parecchio tempo, ormai… da quando il mio percorso mi ha portata a trasferire le attese, il senso di trasformazione e rinnovamento, al loro più congeniale momento ottobrino. Ho già lasciato andare, ho già iniziato il nuovo.

Però, visto che molte persone da anni caricano il primo gennaio delle medesime intenzioni, un po’ di magia nell’aria ormai si è caricata e mi piove addosso…

Una notte tranquilla, noi tre… la tavola imbandita, le pizzette, lo spumante, le stelle filanti.. la musica, i balli, la nostra festa…

Io, ho iniziato la nuova agenda.. è una cosa che mi ha sempre emozionato, come quando a scuola compravi il diario nuovo e presagivi la vita che vi avrebbe confluito dentro…

Sto provando a delineare un cammino spirituale che mi dia serenità, che mi somigli, che mi dia quell’equilibrio e quell’ordine cui la mia anima anela… qualcosa di non troppo impegnativo, non vincolante perchè altrimenti poi lo spirito inizia a sbattere le ali per volarsene via in cieli più tersi.

Ieri, ad esempio, era la giornata che gli antichi dedicavano a Zeus, così la mattina ho recitato una bella preghiera… una di quelle arcaiche, nate dallo spirito di quei padri greci da cui è nato tutto.. mi ha fatto stare bene: è stato come divenire un tassello, e roteando andare a collocarsi in un preciso luogo del tempo e dello spazio. Darsi un senso, nell’equilibrio del cosmo.

Oggi nulla… un nulla che sa di attesa, di godimento dei frutti seminati ieri.. un nulla che è come quella luna nel cielo, che alterna momenti di pienezza ad altri di stasi e quiete… come la terra, che ciclicamente fiorisce e poi riposa nelle sale della morte.