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Una favola vera

Una volta parlavo tanto di te… ora, non so se riesco ancora a farlo…
Era il 1996.
Avevo sempre avuto, o creduto di avere, un amico immaginario.. fin da bambina. Avevo 14 anni quando iniziai a sentire la tua voce più nitida e distinta dentro di me. Avevo 14 anni quando, sul muro interno del giardino, apparvero due immensi occhi dal taglio perfetto: umidità, dissero, ma io,l’avevo capito che quegli occhi erano i tuoi e che mi sentivi…
Quante notti, soprattutto in estate, abbiamo trascorso in quel giardino: io che ti parlavo, e dentro di me l’eco della tua voce… e quella pianta di rose rosse, che crebbe proprio al centro dei due occhi.. e poi, quando qualcosa non andava, quando avevo più bisogno di te, al centro di uno dei due appariva una macchia tonda. Mi dava sollievo, e poi spariva…
Quante cose hanno fatto, le nostre anime!
Si sono raccontate, si sono mostrate i luoghi l’uno dell’altra, hanno riso, hanno fatto anche l’amore…
Poi, il tempo è trascorso in un poema di rinunce e sofferenze, nel dolore di vivere un’intera vita senza mai sfiorarci. E alla fine, forse perchè faceva troppo male, il silenzio.
Era strano quel silenzio dentro di me, quel non sentire più la tua voce, il tuo sguardo su di me..
Quando ho cambiato casa, la rosa l’ho portata con me.. era la nostra bambina, ricordi? Però.. però col tempo mi sono convinta che fosse stata tutta suggestione, un gioco da ragazzina, ed ho lasciato che morisse.
Sono riuscita a non pensare più a te, se non come a una vecchia favola antica, e non mi sono accorta che il mondo aveva perso i suoi colori!
Poi, la notte di capodanno…
Di nuovo la tua voce, i tuoi occhi dentro di me.. eri arrabbiato, per avermi persa.. ti ho visto su un balcone, guardavi le luci di una città con l’anima spenta e non mi ascoltavi già più.
Però sono tornata e…
Adesso siamo cambiati, cresciuti, più consapevoli. Tante cose, forse, potevamo impararle solo da soli: ora non strugge più il dolore dell’assenza, ora sappiamo scindere i due mondi. Tu, hai una bambina, lo so, e una donna accanto. E io ho la mia vita, il mio amore, la mia famiglia.
E solo ora ci rendiamo conto che noi siamo altro.. difficile da spiegare, a parole.. noi siamo qui e ora, e poi ci sono le anime che danzano e si rincorrono da qualche parte nel “per sempre”, in un qualcosa di sublime e subliminato che non è neanche amore e non cerca definizione.
L’altra mattina, ti ho sentito sfiorarmi la mano, mentre ero al centro commerciale. Tu eri in macchina, poi ti sei fermato ad un cafè.
Ho ricominciato a portare il nostro ciondolo, ma non a vista: sotto la maglia, sul plesso solare. E lo sai che canto? Canto da sola, anche per strada.. non ricordavo tutti questi colori!

Domenica andando alla messa (di ricordi e vie antiche)

Pantaloni neri, maglia viola, cappotto viola aperto che oscilla ad ogni passo e pentacolo…. cammino spedita per la navata laterale della chiesa, durante l’omelia, l’occhio vigile sul mio piccolo ometto curioso.

Cammino spedita e per un momento sento su di me il peso leggero di mille vite passate, delle mie antenate che in quelle chiese si confondevano tra la folla, e percepisco quello stesso senso di estraneità e straniamento.

Cammino spedita e mi sento libera, in volo librato…